Berkana Vellodoro

Berkana Vellodoro

Generalità

Nome: Berkana Vellodoro
Razza: bariaur
Classe: Ranger
Allineamento: Caotico Buono
Piano di Origine: Ysgard

Descrizione fisica

Bariaur femmina di giovane età, ha la pelle chiara e lineamenti leggermente caprini. I capelli sono biondo chiaro, accuratamente intrecciati così come il vello del corpo, leggermente più scuro. Il fisico è scattante, anche se mostra sul ventre caprino dei segni del rilassamento dovuti alla recente gravidanza. L'espressione dei suoi occhi verde scuro è usualmente meno spensierata della media dei suoi corrazziali, anche se, quando riesce a rilassarsi, sa mostrare tutta la sua naturale dolcezza.

Descrizione caratteriale

Un tempo di indole spensierata, romantica e poco propensa alla concentrazione (caratteristica che l'ha esclusa dalle candidate sciamane), è rimasta segnata dagli eventi recenti che hanno visto la perdita del figlio in grembo e del marito, incupendo il suo carattere naturalmente più esuberante e spontaneo. Ha sperimentato per la prima volta il senso di perdita, la tristezza, la rabbia. Questo ha dato forma al suo carattere, instillandole una determinazione che prima le era estranea, e rendendola più battagliera e sicura di sé: ora ha uno scopo, e deve raggiungerlo. Questo non ha però intaccato la dolcezza del suo carattere, e a tratti, specialmente con femmine e bambini, mostra tutta la tenerezza di cui è capace. Cerca di essere cortese con tutti, ma non tollera le ingiustizie; ne ha già viste troppe. E' facile vederla mettersi in mezzo ad un litigio o a interrompere un sopruso, cercando di sedarlo prima a parole, poi ricorrendo ai fatti - non è sciocca e sa che un'arma estratta al momento giusto può fare la differenza. Non è avvezza alla menzogna e diffida di chi capisce menta in sua presenza, che sia ai suoi danni o meno.

Storia

Odio questa… città. Il puzzo della sporcizia, delle liquami, del fumo, è quanto di più lontano dal profumo delle brughiere del mio piano natale. E la gente: mentitori, ladri e assassini. Proprio come quello che sto cercando. Colui che mi ha strappato dalla mia vita da sogno, tramutandola nel peggiore degli incubi, spingendomi a lasciare il mio gregge e le mie foreste. Tutto per colpa sua.
Vivevo in quel periodo nelle valli presso Steadfast, con il mio gregge e il mio compagno. Ero in attesa del mio primo figlio, e da poco avevamo celebrato il Kur-Sharun, cerimonia in cui venga scelto il successore del Guardiano della Maschera d'Autunno, oggetto sacro della nostra gente. L'onore era ricaduto sul mio compagno, Eolh, che più volte aveva dato prova del suo ardore e coraggio. Nessuno nel gregge aveva braccia più forti o corna più robuste, e nessuna risata risuonava forte quanto la sua.
Per alcuni mesi tutto fu perfetto. Ero così orgogliosa, eravamo la coppia più giovane e forte del branco. Passavamo molto tempo insieme: Eolh mi insegnava le basi del combattimento, mentre io gli insegnavo a riconoscere le erbe, le loro proprietà, e le abitudini degli animali delle nostre foreste. Mi è sempre mancata la pacatezza e la pazienza necessarie per diventare sciamana, ma come tutte le femmine avevo appreso le conoscenze che ci tramandavamo di generazione in generazione, ed Eolh poteva passare ore ad ascoltarmi. Diceva sempre che avevo una bellissima voce.
Poi venne lo straniero. Lo adorarono subito: era un grande guerriero e, anche se piccolo nella statura, forte di spalle e di spada, capelli rossi come quelli di una volpe. Lo conobbero proprio sul campo di battaglia dove salvò la vita di uno dei nostri giovani combattenti, abbattendo uno dei giganti di Jotunheim. Insieme festeggiarono a lungo dopo la battaglia, e dopo quella ce ne furono molte altre: i giganti del gelo ci cacciavano strenuamente.
Eolh e Olaf, così si faceva chiamare lo straniero, divennero presto amici. Passavano ore a parlare di tattica, dei punti deboli dei giganti, delle prossime spedizioni. E non ci furono più passeggiate, per noi.
La mia gravidanza si apprestava alla metà del suo decorso - ormai non potevo nemmeno più allenarmi nel combattimento, per il bene del nascituro - quando l'infame fece il suo colpo. Convinse Eolh e gli altri guerrieri a infiltrarsi in Jotunheim e colpire il cuore del loro insediamento, in modo da spaventarli e indurli a pensare che le nostre forze fossero più grandi di quel che credevano, e a lasciarci stare. Ormai tutti erano convinti della sua buona fede - come non farlo, dopo tutti i rischi che aveva corso per noi?
Per l'occasione, il mio compagno scelse di indossare la Maschera d'Autunno di cui era custode per aiutarlo nella battaglia, nonostante il parere avverso di alcuni dei più anziani. La sua indecisione venne però spezzata dalle parole di Olaf: "Sono loro, o sei tu, il Custode? Ti hanno forse dato la loro fiducia per togliertela alla prima occasione?"
Il resto è prevedibile. Olaf condusse i nostri guerrieri verso un'impresa da cui solo un giovane tornò, e non per fortuna. Lo stesso che lo straniero salvò nel maledetto giorno in cui entrò nelle nostre vite, Thurisaz. Egli narrò al gregge di come Olaf si finse in difficoltà, per colpire alle spalle Eolh e poi portargli via la Maschera d'Autunno. Trovò anche il tempo di fare la predica a Thurisaz, in modo che potesse portarci la sua morale: "a volte il modo migliore per indebolire il tuo nemico è fingerti suo amico".
Grazie a lui, Eolh perse solo la vita, ma anche l'onore. E io non persi solo il mio compagno, ma anche il figlio che avevo in grambo, a causa del dolore della sua scomparsa. Furono mesi bui.
Infine, con il consiglio della più sapiente delle nostre sciamane, presi la decisione di ristabilire l'onore di Eolh riportando al gregge la Maschera d'Autunno rubata, e di lavare il mio dolore con il succo amaro della vendetta.
Vagai per tutte le isole di Ysgard, cercando tracce dello straniero; non solo nel terreno, come Eolh mi aveva insegnato, ma anche chiedendo tra gli accampamenti di umani ed elfi, finché non giunsi a Himinborg. Li un chierico di Baldr mi diede finalmente notizie certe: l'uomo che cercavo era un noto seguace di Loki, e delle sue misfatte si poteva fare un elenco infinito.
Il suo nome era ignoto, tanto più che lo cambiava sovente, ma scoprii che usava viaggiare tra i piani trafugando oggetti magici o sacri. Il chierico mi consigliò un portale per recarmi a Sigil, dove sicuramente avrei avuto più possibilità di contattare venditori o collezionisti di tali oggetti e, forse, trovare la Maschera o il suo ladro.
Ed eccomi catapultata di fronte ad un brutto edificio simile ad un ragno. I muri delle pareti di fronte a me erano coperti di nomi, ma non sono i nomi degli eroi di questa città, o almeno, così mi hanno detto. L'unica cosa che cresce in abbondanza è questa edera, scura e tagliente come gli sguardi di chi incontro per strada. Eppure è qui che debbo cercare.

Aggiornamenti

Undine del Segno dell'Uno mi ha portato da un suo collega Segnato, che fa un po' quello che fanno le sciamane. Sa le cose, ecco. Lui mi ha chiesto il mio copricapo con le corna di cervo, il mio primo trofeo di caccia, per "stabilire un legame". Poi, mi ha rivelato che sarebbe passato molto tempo prima che io potessi trovare l'assassino di Eolh, che sarei dovuta diventare molto più forte e che per trovarlo avrei dovuto prima visitare l'Abisso. Strano no? Però non mi arrendo, diventerò più forte di Eolh, riprenderò il nostro totem e tornerò trionfante dal mio gregge!
Ho conosciuto molta gente, dopo. Taursil, Damarion, Sirdar, Reyel (che è il compagno di Undine) e anche un'altro bariaur, Ragnar, che è stato molto gentile con me e mi ha procurato un'armatura con la quale sento di poter affrontare tutto! Inizialmente Sigil mi sembrava un posto bruttissimo. Ora non sono più così sicura. Ci sono alcune belle persone. E poi ci sono quelli come quel tiefling con i capelli rossi, che mi ha insultato!
Sono stata anche a Glorium, per cercare di accompagnare una giovane sciamana della mia razza, Lenime, che vuole tornare su Ysgard. Mi è venuta un po' di nostalgia…

Dicono di lei


Salvo diversa indicazione, il contenuto di questa pagina è sotto licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 License