NOTA DELL'AUTORE
Lunaphrea Milner è un personaggio giocante attivo sullo shard di D&D 3.5e di Planescape "Sigil Online", pertanto è possibile interagire direttamente con il personaggio iscrivendosi al sito e creando un proprio personaggio. Le informazioni riportate quì di seguito sono liberamente utilizzabili, ma è gradita una richiesta personale all'utente "Lunaphrea" di Wikidot.
Vi ringrazio. Buona lettura!
Scheda: Lunaphrea Milner
- Epiteti: La volpe bianca
- Specie: Umana (primeva)
- Archetipo: Creatura Oscura (acquisito con la magia)
- Genere: Femminile
- Età: 17 anni
- Classe: Ladro / Guerriero Tiratore / Ranger Urbano
- Divinità o entità venerata: Akadi
- Allineamento: Neutrale Buono
- Fazione o Setta e grado: Figli della Pietà, Factotum II*
- Luogo d'origine: Piano Materiale, pianeta di Toril, continente di Faerûn
- Linguaggi: Abissale; Auran; Comune; Elfico;Infernale; Orchesco; Scambio Planare
- Alleati: Ilanthe (ex-insegnante), Ashtera e Jadir (genitori adottivi), Zakarym (ex-compagno, defunto), Azhara (amica, forse amante), Cize (animale domestico)
- Nemici: no
- Segni particolari: Il suo corpo è coperto da placche chitinose che lo avvolgono per la quasi totalità, creando un esoscheletro che, tuttavia, non le dà alcuna penalità ai movimenti.
Descrizione
Descrizione fisica
Forma base
Lunaphrea nella sua forma umana - Autore: Lunaphrea, con contributo da IA
Sigil Online (2025) © Lunaphrea
Lunaphrea è una ragazza molto giovane, piccola, snella e aggraziata nelle forme, forse anche leggermente sottopeso. La prima cosa che risalta agli occhi è la sua pelle bianca come il latte, di fatto è nata albina. Il volto è perennemente incorniciato da un caschetto bianco che lo ricopre per metà a protezione dell’occhio più chiaro che e suscettibile alla luce forte. Gli occhi, di due colori differenti, la rendono ancora più bizzarra: il destro è blu, mentre il sinisto — che però si può vedere solo raramente — è color celeste chiaro. Spesso indossa delle lenti scure che le permettono di girovagare anche di giorno senza subire troppi problemi. Molti la scambiano per una persona "malata" a causa del suo biancore tipico degli albini, ma nel complesso è un grazioso figurino. Questo è l’aspetto originale della ragazza.
Forma di creatura oscura
Lunaphrea nella sua forma oscura - Autore: Lunaphrea, con contributo da IA
Sigil Online (2025) © Lunaphrea
Pochi, in realtà, vedono l'aspetto albino di Lunaphrea perché la ragazza è perennemente in forma di creatura oscura grazie al potere di un oggetto magico. L'aspetto che assume in questa forma la rende “inquietante” agli occhi di chi la vede: la pelle è fortemente pallida paragonabile a quella di un morto, mentre gli occhi sono completamente neri e senza alcuna iride; i capelli assumono una colorazione nera e intrisa di oscurità che li rende quasi indistinguibili. In questa forma, Lunaphrea risulta estremamente suscettibile alla luce forte, ma anche quasi impercettibile all'orecchio che vuole "ascoltare".
Corpo da bambola: innesti e potenziamenti
Grazie alle sue notevoli conoscenze, Luna ha modificato così pesantemente il suo fisico che della sua forma originale è rimasto veramente poco: gli innesti sono diffusi sia all'interno che all'esterno del suo corpo e Lunaphrea li ha ottenuti grazie alla mediazione dell'arcanaloth A'kin.
L'intera superficie corporea della ragazza è rivestita da migliaia di placche chitinose che si intersecano in un complicatissimo mosaico: questa struttura permette a Lunaphrea di muoversi liberamente, ma la fa somigliare a una bambola di ceramica. All'interno del corpo, inoltre, muscoli e tendini sono stati sostituiti, spingendo oltre ogni limite le sue potenzialità fisiche.
Tatuaggi
Lunaphrea ha tre tatuaggi. Il più evidente si trova sul suo volto: sotto ciascun occhio, infatti, spicca una lacrima color rosso sangue. Il secondo tatuaggio è dietro la nuca e rappresenta una volpe artica stilizzata. Sebbene sia solitamente nascosto dai capelli e dal vestiario, esso fa riferimento al soprannome di "Volpe Bianca" con cui Lunaphrea è nota. Il terzo e ultimo tatuaggio raffigura un serpente che si attorciglia attorno al polpaccio sinistro.
Abbigliamento ed equipaggiamento
Vestiario informale

Solitamente, Lunaphrea indossa comodi abiti bianchi con finiture di diverse forme; tuttavia, anche se il colore può variare, una traccia di scuro resta sempre. Generalmente, gli abiti esatti dipendono dalla giornata che la ragazza deve affrontare, che sia di studio o di semplice relax. In ogni caso, Lunaphrea cerca sempre una comodità che le permetta di affrontare la giornata nel migliore dei modi. Immancabile è lo zaino logoro, tenuto insieme da una moltitudine di rattoppi e cuciture. Qui, la ragazza tiene le sue cose più "preziose".
Lunaphrea indossa ninnoli di varie forme, per lo più di rame e d'argento. Si tratta di braccialetti e cavigliere con disegni floreali o complessi ghirigori incisi su di essi: per quanto ben fatta, la manifattura non implica nulla di costoso. Al polso sinistro, ha legata una collanina di denti e zanne, che tende generalmente a sgranare come fosse un rosario; essa è un ricordo del suo defunto compagno Zakarym.
Abiti formali

In caso si dovesse recare da qualche parte in "missione" diplomatica in rappresentanza dei Figli della Pietà, Lunaphrea indossa un abito bianco, sempre con un taglio pratico che possa esser comodo e funzionale in ogni occasione. Tuttavia, in questo caso, la ragazza non si discosta mai dal colore bianco, che ella considera il suo "simbolo". Questa abitudine si è consolidata, in particolare, durante la pandemia di febbre lurida che ha colpito Sigil in seguito a un'infestazione di topi: in quell'occasione, l'abito bianco di Lunaphrea spiccava come un faro nel campo degli ammalati allestito proprio dai Figli della Pietà nel quartiere dell'Alveare; grazie anche al suo abito, la ragazza è diventata simbolo di speranza per coloro che stavano perdendo tutto in quel tragico momento.
Armatura

Creata con scura pelle di serpente impregnata con misteriose misture alchemiche, l’Armatura di Scaglia Notturna è molto simile a una normale corazza di cuoio; a differenza di questa, però, è molto più flessibile e adattabile e perciò preferita da molti maghi e stregoni. Più in generale, essa è un pezzo abbastanza ambìto da chi non vuole farsi sentire: le capacità di adattamento sono una peculiarità che la rende unica e versatile in qualsiasi situazione.
Il silente abbraccio dell'armatura aderisce al corpo di chi la indossa come una seconda pelle, garantendo un ottima dose di cure magiche in caso di traumi da combattimento; la corazza, inoltre, garantisce la capacità di potersi liberare da prese o tentativi di blocchi, in analogia al serpente da cui è stata ricavata; si dice addirittura che quest'armatura possa permettere veloci teletrasporti in caso di bisogno, grazie ai quali chi la indossa può aver salva la vita. Infine, un ultimo vantaggio da non sottovalutare è la capacità di mascheramento di questo tipo di armatura: tale proprietà garantisce una notevole protezione perché fa sì che la si possa indossare praticamente in ogni occasione.
Si vocifera che sia stato l’ingegno di una zelante ragazzina a creare un'armatura con queste particolari caratteristiche, ma che non abbia voluto prendersene il merito.
Arco e frecce

Inciso sul corpo di quest'arco c'è la scritta "ultimo desiderio", che è quello che viene concesso alle forze del Male se non decidono di redimersi al cospetto di chi lo impugna. Quest'arco nasce dal volere concedere una via di redenzione prima della disfatta totale. Si tratta di un pezzo di rara bellezza, che nelle mani di Lunaphrea si trasforma in un'arma letale. La tecnica di combattimento dela ragazza è basata sulla velocità e un'arma del genere riesce a scagliare un quantitativo di frecce che difficilmente trova rivali.
Animale domestico
Lunaphrea è solitamente accompagnata da Cize, una femmina di grimalkin nero regalatale dal suo maestro Zack Brost poco prima della sua scomparsa. Di solito, Cize se e va in giro in forma di pantera nera, rendendosi così piu minacciosa di quel che è e accompagnando Luna nei suoi viaggi.
Abilità e competenze
Topo di Biblioteca
Lunaphrea è caratterizzata da un grande amore per la conoscenza e, nonostante la sua giovane età, si dimostra piuttosto versata in vari ambiti del sapere. Da quando ha scoperto la possibilità di viaggiare nel multiverso, in particolare, ha sviluppato una sconfinata brama di nuove scoperte. Ciò l'ha portata ad ampliare le sue competenze, in particoare nel campo delle lingue: nel corso del tempo, Lunaphrea ha imparato a parlare fluentemente in Comune, Elfico, Ochesco, Scambio Planare1. Con l'ausilio della magia, ella può esprimersi anche in Celestiale e Draconico.
Queste conoscenze l'hanno resa particolarmente abile nella decifrazione di vari tipi di scrittura: si va da testi di magia a rune incise in santuari dimenticati. Il fatto di doversi confrontare costantemente con scritti antichi l'ha inoltre portata ad approfondire contestualmente la storia della Grande Ruota: nel corso del tempo, la ragazza ha accumulato una sconfinata bibliografia che comprende fatti accaduti in tutto il multiverso, con particolare riguardo per il passato delle Fazioni di Sigil. Lunaphrea, infine, si dimostra versata nelle arti diplomatiche e in tutto ciò che riguardi la meccanica di ingranaggi o marchingegni.
L'insieme di queste competenze ha dato i suo frutti: dopo essere riuscita a riportare intatto un sarcofago contenente un presunto tramite del dio Set, Lunaphrea ha trovato lavoro presso la gilda degli archeologi di Sigil.
Capacità speciali
Grazie a duro allenamento e ai suoi molti potenziamenti fisici, Lunaphrea eccelle nell'arte del contorsionismo, tramite la quale trova l'equilibro tanto bramato tra corpo e mente. In molti, dopo aver assistito a una sua esibizione, si chiedono se veramente il suo corpo contenga delle ossa.
Poiché Lunaphrea resta costantemente in forma di creatura oscura, i suoi occhi riescono a vedere benissimo in assenza di luce. I potenziamenti fisici a cui si è sottoposta, inoltre, amplificano anche gli altri sensi della ragazza, consentendole di percepire il mondo con grande livello di dettaglio: anche nel caso sia impossibilitata a vedere con gli occhi, i suoi sensi, sono cosi sviluppati da permetterle di cogliere i più lievi movimenti di ciò che la circonda.
Il talento più temibile di Lunaphrea, tuttavia, è quello di riuscire a passare inosservata anche nei confronti di chi sia in possesso di sensi particolari o sovrasviluppati. Anni di allenamento e tecnica le hanno permesso di sviluppare questo terribile talento, che i lanciamagie chiamano "Segugio delle Tenebre"; esso permette a Lunaphrea di divenire “invisibile” anche senza l’utilizzo della magia.
Storia
.
Primi anni
Nacqui in un dì di sole beato e caldo sulla Costa della Spada, in un piccolo villaggio all’ombra della grande Baldur's Gate; ma venni alla luce bianca come la neve, tanto che mi fu dato il nome della grande madre che veglia nella notte, Lunaphrea. Ero figlia di una coppia di contadini che per sopravvivere alla vita della costa si guadagnavano il pane con gli introiti delle proprie fatiche: non avevano una vita ricca, ma almeno non potevano lamentare la fame; non fosse che le malelingue e l’ignoranza li additavano come genitori di una strega.
Quando avevo 8 anni, una tribù di orchi scese dalla montagne per razziare il villaggio. Vidi, da dentro la botte dove mi aveva nascosta, l’ultimo respiro di mio padre: la sua mano che lenta si strusciava sul legno scheggiato e il sangue che colava da esso sulla mia faccia. Mi presi gioco della morte restando ferma in quella botte per due giorni, finché le guardie e la milizia mandata dalla grande città non mi trovarono, sporca di sangue, piscio ed escrementi. Non avevo più nulla, non avevo più nessuno. L’orfanotrofio mi accolse a braccia aperte: 4 anni passati a tentar di scappare da quel posto che, se pur accogliente, non era per me. Vista come una reietta solo perché diversa dagli altri, scappai, ce la feci! Ma il caso volle che la persona meno adatta a poter tenere una peste come me fu quella che alla fine mi salvò da una morte sicura per strada.
Ilanthe era un'elfa bellissima, appartenente alla stirpe dei solari: la primavera stessa impallidiva quando arrivava, la sua voce era come il canto di un angelo e la sua pazienza con me quella di una santa scesa in terra per redimere una selvaggia. Fu lei ad insegnarmi la via della conoscenza, delle arti diplomatiche e delle lingue; mi trasmise l’amore per le leggende che con quegli idiomi venivano trascritte. Era severa da morire, ma dolce allo stesso tempo, amica e sorella maggiore. Mi aprì gli occhi, mostrandomi un sentiero alternativo a quello che avevo sempre visto davanti a me: passai dall’essere selvaggia e capricciosa al capire gli altri con infinita pazienza, senza sembrare un perfetta beota agli occhi di chi avevo davanti. Fu un percorso durissimo, ma Ilanthe fece bene a scommettere su di me.
La scelta che si fa in ogni azione — anche a discapito di violare una legge — va vista come un offerta dedita agli altri e non a se stessi. Vi è una peculiare eleganza nel capire il mondo, agendo in maniera benevola ma dando al contempo il giusto peso a tutto ciò che si compie. Ancora ricordo la frase che Ila mi disse: «Ruberesti mai una mela per sfamare un bambino che ha fame?». La morale è proprio questa! Il concetto stesso di capire e comprendere una scelta, cosa che pochi fanno! Per questo mi sento proprio come il vento: passo, osservando e valutando; «non buco la montagna nel tentativo di trovare la via più scontata» ma l’aggiro valutando altre vie, forse più lunghe e faticose. Attenendomi a questa filosofia di vita, abbracciai spontaneamente l'insegnamento della dea Akadi: ella è il sussurro che opera con pacatezza, inseguendo il cambiamento in modo discreto: passare come il vento, senza ferire, o restare e capire. Così voglio sentirmi, così voglio essere: la carezza che ti sfiora leggera la guancia senza che tu te ne accorga ma che sa comunque offrire conforto.
Ma, come in ogni cosa, il fato è tiranno: una sera, la mia strada e quella di Ilanthe si divisero, perdendosi nella trame del tempo, dei Piani e di chissà cos’altro. Ora sogno spesso la mia maestra, ma ogni volta è sempre un po' più distante, un po' più fredda.
Ci trovammo nel bel mezzo di un incendio. Nonostante tutto sia stato spazzato via dalle fiamme, ricordo le grida, il fumo, la gola che bruciava per via delle urla, nel tentativo di ritrovarci. Ricordo i sentimenti funesti che mi pervasero, complicando una situazione già precaria. E ricordo che fui colta da qualcosa in più, che non avevo mai sentito prima: quel sesto senso che si attiva quando percepisci che qualcosa di invisibile si trova troppo vicino a te e che non puoi sfuggire al suo influsso. Poi venne il freddo pungente, quel brivido che si ha quando la materia che unisce i Piani si palesa, accogliendoti nel passaggio.
Quello fu il mio battesimo, l'evento che tagliò ogni ponte con colei che mi aveva salvato. Per qualche tempo vagai in un posto che non conoscevo, cercando di adattarmi in un mondo completamente ignoto. Allora capii che il fatto che Ilanthe fosse stata cosi dura con me aveva portato i suoi frutti. Continuai a cercare quella sensazione che si ha quando si percepisce un passaggio e presi lentamente consapevolezza di essere qualcosa di più di una semplice abitante di Toril.
.
Aggiornamenti
NOTA DELL'AUTORE
Tutti i personaggi citati nella sezione che segue sono o sono stati giocanti; di conseguenza, quanto segue rispecchia l'effettivo sviluppo del personaggio durante le sessioni di gioco di ruolo dell'autore.
Arcadia
Il primo approccio di Lunaphrea con il multiverso avvenne ad Arcadia, dove conobbe una coppia di Harmonium (Ashtera e Jadir), dai quali fu accolta e protetta fin da subito. Crebbe in quel contesto cosi pacifico e perfetto per quasi un anno, cominciando a scoprire mondi di cui non aveva mai sentito parlare. Durante questo periodo di pace, Ashtera e Jadir seppero che la ragazza non aveva nessuna famiglia, né tantomeno qualcuno che ella potesse considerare un amico; così, decisero di adottarla stabilmente.
Con il tempo, l'innata curiosità di Lunaphrea la portò a sforzarsi di apprendere le arti medicamentose, aggiungendo altro sapere a quello che gia aveva come bagaglio. Al contempo, tuttavia, la ragazza coltivò anche l’arte del maneggiare armi di precisione — come arco e frecce — o armi leggere. Grazie a tale allenamento, la ragazza raggiunse destrezza e accuratezza; queste doti, unite alle sue conoscenze anatomiche delle creature, la rendono potenzialmente una vera e propria spina nel fianco quando si vede messa alle strette. Solitamente, tuttavia, Lunaphrea utilizza le sue abilità offensive principalmente per proteggere chi la circonda.
Nessuna vita, nessuna storia, un multiverso di cose
Jadir e Ashtera crebbero Luna su Arcadia, consci che il credo della loro Fazione potesse spronare la ragazza nel cercare un modo nobile in cui mettere a frutto le sue conoscenze. L’occhio neutro della giovane studentessa, tuttavia, non condivideva pienamente il credo della fazione Harmonium: nel tentare di risolvere le questioni che le si presentavano, ella tendeva piuttosto a cercare sempre una via di neutrale “diplomazia”. Il tempo trascorso con la coppia non mutò questa sua visione delle cose; ma tutto cambiò quando il carismatico Zakarym entrò nella sua vita.
L’incontro con il guerriero avvenne presso la Taverna del Serpente del Mondo, dove i due si conobbero per puro caso. Lunaphrea se ne stava seduta in un angolo con un tomo tra le mani e una tazza fumante di thè. Improvvisamente, il guerriero sferragliante — dopo un acceso scambio di opinioni con un suo compagno di nome Ferthal — irruppe con fare sicuro, chiedendo: «Tu! Secondo te, un biscotto può alzare il morale di un soldato?». La domanda trovò una risposta tanto complessa che, quando si resero conto che la cosa era fattibile, erano passare ore. Da quello strano incontro ne scaturirono altri che avvicinarono la coppia sempre di piu, finché fra loro si formò un legame d’amore sincero: Luna vedeva in quel guerriero una scintilla pallida che brillava in un'oscurità profonda; Zakarym, dal canto suo, vedeva in Luna una purezza di cuore spaventosamente angelica e questo suo fare cosi puro fece vacillare in lui il credo del Carnefice.
In tutto questo, però, finirono coinvolti anche i due Harmonium. Lunaphrea aveva informato i genitori adottivi che si stava avvicinando sempre di più a quell’uomo. Il problema che scatenò l’ira dei due fu l'appartenenza del guerriero ai Carnefici: questa scoperta fece scattare nella coppia una sorta di “caccia protettrice” in difesa della figlia. I tre si incontrarono proprio presso la Taverna del Serpente del Mondo, dove tutto era cominciato: com'era prevedibile, l'appuntamento finì con minacce di morte e la richiesta di non frequentare più la ragazza; altrettanto ovviamente, però, la cosa non finì lì.
La notizia che la figlia di due Harmonium frequentava un Carnefice arrivò alle orecchie di qualche alta sfera della fazione di Zakarym: gli alto-rango videro in questa circostanza un ottimo pretesto per organizzare un rapimento, al fine di estorcere qualche informazione dalla bocca della giovane. Zakarym venne convocato immediatamente e gli venne ordinato di “continuare a circuire la ragazza” per tenderle una trappola e portarla presso la Torre del Dragone a Sigil. Tuttavia, i sentimenti sinceri tra i due amanti presero il sopravvento e, nonostante tutto, essi continuarono a vedersi in segreto. Il guerriero informò la ragazza del pericolo che stavano correndo entrambi: Luna come bersaglio, Zakarym perché stava compiendo un doppio gioco pericoloso.
Questa inaspettata rivelazione ebbe un profondo impatto su Lunaphrea, tanto da spingerla ad entrare nella Fazione dei Figli della Pietà. Zakarym stava dimostrando inequivocabilmente che una via di redenzione poteva esistere: soffriva del fatto di star tradendo la sua Fazione ma il suo intento era nobile; di fatto, si stava gradualmente allontanando da quella pervasiva oscurità che, fino ad allora, aveva fatto parte della sua via. Quel male che gridava rabbioso era diventato uno scudo a fin di bene per proteggere la ragazza che gli aveva concesso quel sentimento puro, che egli non voleva e non poteva piegare in alcun modo.
Per qualche tempo, i due amanti vissero in clandestinità, muovendosi costantemente per il multiverso. Da una parte erano braccati dai genitori di Luna, dall’altra da chi cercava vendetta per un traditore. Fu un periodo duro per i due: in continua fuga, vivevano alla bene e meglio, sistemandosi dove potevano, evitando le grandi città e arrangiandosi con le poche cose che avevano. Per quanto assurdo potesse sembrare, erano felici, a dispetto della precarietà della loro situazione.
Ritorno a casa
Durante uno dei loro spostamenti, Luna si ammalò: aveva la febbre alta e le forze le vennero meno. Fu Zakarym a prendere la decisone finale di interrompere quella loro fuga e di riportare la ragazza a casa: non gli importava di dover affrontare un'eventuale morte per mano dei genitori adottivi di lei; il guerriero voleva soltanto vedere presto la sua amata “volpe bianca” di nuovo in salute. Zakarym, riportò quindi la ragazza presso il triangolo delle divinità nel reame di Eliopoli, dove sapeva che la famiglia aveva costruito una grande villa. L’ira di Ashtera nel vedere la figlia febbricitante mentre Zakarym chiedeva aiuto si trasformò in meraviglia quando la donna scoprì che nel guerriero non albergava piu alcuna traccia di male: Luna era riuscita a “redimere” una vita scellerata trasformandola in un percorso di pentimento, che cercava il perdono per quello che era accaduto.
Placati gli animi, Zakarym spiegò ai genitori dell'amata perché egli e Luna si fossero dati alla fuga e perché la ragazza avesse deciso di unirsi ai Figli della Pietà. Zakarym parlò della purezza di Lunaphrea e della sua equanimità; disse che la ragazza era in grado di vedere le cose al di là dei canoni restrittivi tanto degli Harmonium quanto dei Carnefici. Per la prima volta, Zakarym pianse lacrime sincere e questo diede modo a tutti di capire le vere intenzioni di Luna fino a quel momento. Il guerriero venne accolto in Arcadia come “compagno” di Luna, accettato e “forse, a piccole dosi, anche amato” per quello che aveva fatto.
La fine di tutto
Zakarym decise di rinunciare a tutto, di metter radici su Arcadia e costruire una casa per entrambi. L’idea, per quanto folle, era quella di creare una fattoria e chiudere con il passato. Il guerriero decise di vendere ogni cosa in suo possesso per racimolare qualche grana in più e permettere a questo piccolo sogno di prender forma. Zakarym e Lunaphrea si recarono a Sigil per vendere al mercato l’equipaggiamento del guerriero: su Arcadia, nessuno avrebbe mai acquistato qualcosa che avesse servito un animo malvagio, cosi come oggetti impregnati di volenza e odio con quelli.
Zakarym vendette tutto e racimolò una discreta somma. Quello che contava, in quel momento, era solo tornare indietro e iniziare una nuova vita. Ma le cose belle tendono a finire in fretta: una banda di sgherri a cui aveva fatto un torto tempo addietro, tese una trappola ai due. Le frecce che vennero scagliate verso la ragazza furono fermate dal guerriero, che fece da scudo alla sua amata con il proprio corpo. I dardi penetrarono, crudeli, la carne dell’uomo, che sentì le forze abbandonarlo. Egli prese la mano di Luna e sorrise debolmente mentre il suo sguardo si spegneva e il calore del suo sangue imbrattava il leggero guanto della giovane. Con le sue ultime forze, il guerriero scagliò la ragazza nel portale temporaneo per Arcadia che la coppia aveva individuato poco prima. Lunaphrea gridò disperata e senti la presa della mano allentarsi, mentre la figura del guerriero veniva presa di mira e trapassata da un altro sciame di frecce.
Tutto svanì davanti a Lunaphrea, che si ritrovò nuovamente tra le sabbie di Eliopoli. Quando riuscì a tornare a Sigil, era troppo tardi: Zakarym giaceva in terra sfregiato, con il corpo deturpato e umiliato dopo la sua morte con sputi e fango. Una grande pira funeraria fu eretta in onore del guerriero, dopo che il suo corpo venne riportato su Arcadia: essa fu un monito per tutti, dimostrando che la forza di volontà e l’onore possono nascondersi in ogni cuore. Da quel giorno, Luna indossa sempre qualcosa di nero, in un lutto perenne in favore dell’uomo che ha amato. Inoltre, ispirata dall'esempio di Zakarym, da allora ella cerca costantemente di migliorarsi sempre di piu in ogni cosa che fa: questa ossessione l'ha spinta persino a “sacrificare” il suo vero corpo nelle disperata ricerca della perfezione.
Dalle ceneri
La perdita violenta di Zakarym diede modo alla ragazza di comprendere quale fossero i suoi limiti: il fatto di non essere riuscita a proteggere la persona amata fece sì che si impegnasse con tutta sé stessa per superare quelle barriere sia fisiche che mentali, nella continua ricerca di un perfezionamento totale che abbracciasse corpo e mente. Il tempo impiegato nelle ricerche e quello utilizzato per racimolare anche la più piccola quantità di grana cominciò a dare i suoi frutti. Luna si sottopose a un cambio netto del suo aspetto: il fisico fu profondamente trasformato con l’ausilio di innesti, che potenziarono il suo corpo oltre ogni limite. Al contempo, divenne discepola del mago Zack Brost, un necropolitano di infinita cultura che la prese sotto la sua ala protettrice: ciò diede modo alla giovane di appendere una sconfinata conoscenza nelle arti arcane. Da qui prese avvio una continua escalation di successi, durante la quale la dedizione di Lunaphrea verso la propria Fazione e la sua filosofia crebbe sempre più. Quando una richiesta di aiuto o soccorso giungeva ale sue orecchie, la ragazza non si tirava mai indietro. Le voci sulle bontà della giovane cominciarono a farsi sempre più frequenti, sia a Sigil che oltre i confini delle città. Il suo lutto, tuttavia, non mollava la presa: ogni suo pensiero, nei momenti di pace, era rivolto al guerriero che ormai non c’era piu. Fu solo grazie all’amicizia che la legava alla “Rossa” alu-fiend di nome Azhara che uno spiraglio di luce cominciò a farsi largo in quella mente tanto bramosa di conoscenza quanto straziata dal dolore. L’allegria e la spensieratezza della mezza-immonda erosero pian piano la sofferenza fino a farvi breccia: così, alla fine, Luna poté trovare un po' di serenità e recuperò la volontà di tornare alla “vita”.
Archeologia e storia
Una delle avventure di più alta rilevanza di cui Lunaphrea si possa fregiare ha avuto luogo nelle terre di Amun-Thys. Quell'occasione la vide in prima linea nella ricerca di un sarcofago custodito in un tempio dimenticato nel deserto di Bal-Tiref, al fianco di Azhara e Leon. Il terzetto era stato assoldato per proteggere una carovana di ricercatori e nel contempo inviare soccorsi presso il “campo scavi” presente nel sito; da tempo, infatti, non si avevano più notizie di una precedente spedizione.
Il finanziatore dell'operazione era un nano di nome Barbadorata, direttore del museo archeologico di Sigil, nonché signore dorato della Gabbia. Egli sospettava che potesse essere accaduto qualcosa di grave, ipotesi rafforzata dal fatto che una seconda spedizione inviata avesse fatto perder le sue tracce a pochi giorni della partenza. Di conseguenza, era stata organizzata in fretta e furia una terza spedizione con l’invio dei soccorsi, così da cercare di salvare il salvabile e preservare il sito. Durante la traversata nel deserto, la carovana trovò quello che restava della seconda spedizione: poche cose, in verità, considerando che il luogo aveva già reclamato gran parte di quello che restava. Tutti sapevano che gruppi di predoni bazzicavano da quelle parti e la conferma non si fece attendere.
La sera stessa, la carovana fu colta da una tempesta di sabbia molto forte, ma Azhara e Lunaphrea sapevano il fatto loro; grazie alla loro esperienza, alla loro complicità e alle loro conoscenze, le due avventuriere avevano previsto i pericoli del deserto e furono in grado di contrastarli. Affrontare le insidie di un Piano è molto importante, ma saper gestire un'intera carovana è tutt’altra cosa. L’utilizzo di pergamene con l’incantesimo “trucco della corda” preservò l’intera spedizione da una rovinosa sconfitta da parte della tempesta e la notte passò. Presto, tuttavia, la spedizione fu nuovamente bersagliata da qualcuno che la stava seguendo dalla distanza. Uno dei predoni che aveva interesse a metter le mani mummificate sul sarcofago, prese di mira la carovana. Prima di arrivare alle armi, Azhara, Leon e Lunaphrea provarono a ricorrere alla diplomazia; ma gli interessi sul potere celato nel sarcofago erano troppo grandi per fermare le brame di potere di colui che si faceva chiamare "il Re Folle del Deserto". Lo scontro fu cruento ed egli si dimostrò un osso duro, anche se non abbastanza per battere il terzetto.
Giunti al sito, i tre trovarono solo pochi superstiti che lo proteggevano, combattendo come forsennati contro una schiera di non-morti in procinto di assalire il tempio. A quanto pareva, l’interesse per il tramite malvagio custodito all'interno del sarcofago aveva stuzzicato le brame di potere di molti. I viventi, ormai con pochi mezzi, parevano destinati a perire; per tal motivo, l'arrivo dei tre potenti avventurieri fu essenziale per ribaltare la situazione.
Messa in sicurezza la zona, non restò che entrare per avviare il recupero: a questo punto, l’intelletto della pallida ragazzina trovò l'occasione di dimostrare il proprio potenziale. Lunaphrea esaminò metodicamente l’interno dei tunnel e, traducendo i geroglifici sulle pareti, “raccontò” la storia della dea Nefti e del dio Set. Il gruppo superò trabocchetti e trappole di ogni genere, volti a impedire il trasferimento del prezioso sarcofago. Alla fine, l'oggetto fu trovato e ne venne predisposto il recupero; tuttavia, né Azhara né Luna vollero toccare quella bara di basalto che racchiudeva il tramite di un dio. Forse per scaramanzia o forse per non intaccare il loro buon senso, i tre avventurieri si limitarono a sovraintendere il recupero, indicando ai lavoratori quello che dovevano fare.
Attualmente è possibile ammirare il sarcofago presso il museo della gilda degli archeologi.
Dicono di lei
Le voci che girano intorno a Lunaphrea sono molte, ma solo in pochi conoscono la sua vera storia. Si sa che è un piccolo genio e che le sue conoscenze spaziano in molti campi. Fra tutte, quella sicuramente più quotata è la capacità di decifrare le scritture senza l'aiuto della magia.
Chi ha visto combattere Lunaphrea ha spesso definito le sue tecniche "assassine", cosa che contrasta molto con il suo carattere; coloro che le sono più vicini e la conoscono meglio smentiscono la sua immagine di spietata assassina, declassando le voci in merito a semplici dicerie. A conferma di ciò, molti sanno che Lunaphrea è stata capace di far allontanare dai Carnefici un temuto guerriero di nome Zakarym, purificandolo di ogni traccia di oscurità, tanto da portarlo a camminare sulle terre di Arcadia. La loro storia d'amore ha visto però un esito tragico: il guerriero è stato massacrato nel corso di un'imboscata che gli è stata tesa da alcuni sgherri di Sigil a cui aveva fatto un torto in passato. Alcuni dicono addirittura che in questa tragedia siano stati coinvolti alcuni Harmonium, ma attualmente non ci sono prove in tal senso. Questa voce, però, cambia di bocca in bocca, a riprova di come il tempo tenda a modificare i fatti reali; solo Lunaphrea sa quale sia l'autentica verità.
Proprio durante l'imboscata Zakarym ha dato la più grande prova della sua redenzione, facendo scudo con il proprio corpo alla sua amata per evitare che venisse colpita da un nugolo di frecce. In tal modo, egli ha dimostrato che non importa quanto sia scellerato il passato di una persona: è sempre possibile trovare una via verso la redenzione. Questi avvenimenti si sono impressi così profondamente nel cuore della giovane che ella indossa perennemente il lutto in ricordo del suo perduto compagno. Il valore simbolico del sacrificio di Zakarym, inoltre, ha contribuito in modo determinante a far sì che Lunaphrea abbracciasse la causa dei Figli della Pietà.
Le voci sull'attuale vita sentimentale di Lunaphrea sono vaghe. Qualcuno dice di aver visto la ragazza a Sigil in atteggiamenti "intimi" con un'alu-fiend di nome Azhara, una danzatrice di estrema bellezza che di solito lavora presso la locanda del Cinguettante. Altri sostengono che le due abbiano ormai formato una coppia stabile.





























