Maruderoj Lorkad

Maruderoj Lorkad

Generalità

Nome: Maruderoj Lorkad
Razza: Umano
Sesso: Maschio
Età: Sconosciuta
Allineamento: Legale Neutrale
Classe: Chierico della Vera Morte
Fazione: Cinerei

Descrizione

Storia

L’Abisso é un luogo infelice in cui essere concepiti, e quando si é umani, esso é infelice due volte.
Maruderoj é il mio nome, e nacqui sotto il giogo di un demone abissale noto come Kraydell; sono cresciuto in una voragine di roccia bruna chiamata il Lorkad, un anfratto in cui il demone padrone gettava gli infanti dei suoi biechi sudditi umani.
In un simile luogo almeno una volta al giorno qualcuno restava ucciso, per paura, follia o più spesso per mera fame. Il Lorkad era troppo profondo per permettere ai suoi prigionieri di risalire in superficie, così la nostra esistenza - quella mia e di altre decine di giovani come me - era circoscritta ad uno spazio non più esteso di duecento braccia.
Perché il demone Kraydell allevasse giovani umani nell’Abisso restava per tutti noi un mistero, ma é anche vero che nel Lorkad c’era ben altro di cui preoccuparsi giorno dopo giorno: talvolta delle creature abissali strisciavano nelle profondità della voragine e rapivano alcuni di noi. Altre volte si creavano dei piccoli gruppi all’interno della voragine abbastanza forti da piegare per qualche mese gli altri alle loro primitive volontà.
Non c’era tempo nel Lorkad per porsi domande.
Oltre a noi schiavi, il Lorkad era abitato, anche se il termine “abitato” non é il più adatto, da un golem, Mukra-Hod, la cui mole avrebbe potuto un tempo far tremare un titano, ma di cui ormai non rimaneva che la testa; Mukra-Hod era colui che ci parlava di mondi oltre il Lorkad, di luoghi così estesi da non poter essere misurati in braccia o in qualunque altro modo. Mukra-Hod fu colui che insegnò a noi del Lorkad a parlare, a scrivere e a sognare qualcosa di diverso dall’Abisso.

Un giorno tuttavia avvenne l’impensabile: dalla cima della voragine udimmo urla e grida, e qualcosa bruciò nel cielo dell’Abisso a tal punto da far chiudere a noi gli occhi per timore di essere accecati. Molti nel Lorkad presero ad urlare e a correre per la voragine picchiando i pugni sulle pareti sino a rompersi le mani. Diverse rocce rotolarono dall’alto schiacciando quegli sventurati troppo lenti o spaventati per sottrarsi in tempo alla morte.
Fu allora che una delle creature alate dell’Abisso comparve sulla sommità della voragine: la creatura si sporse e ruggì…per poi lasciar cadere il proprio collo martoriato e senza vita all’interno del Lorkad. Tale era la stazza della bestia che se il suo corpo giaceva sulla sommità della fossa, la testa giaceva lungo il fondo. Senza pensare corsi verso quell’orrore senza vita, affondai le mani tra le sue spesse scaglie e mi arrampicai con la forza della disperazione verso la superficie dell’Abisso. Giunto sulla cima vidi esseri dalle forme immonde lottare ed uccidersi, ed in mezzo a costoro urlava e portava morte il mio carceriere: il demone Kraydell.
A quella vista, l’unica cosa che feci fu correre.
E correre.
E correre ancora.

Non ha importanza che vi racconti dei giorni successivi a quello della mia fuga : vi basti sapere che per caso, più morto che vivo, trovai un portale la cui ubicazione non saprei più indicare. Esso mi condusse a Sigil, alla libertà.
Questa storia ha ancora un ultima parte che deve essere resa nota.
Due anni erano trascorsi dal mio arrivo a Sigil quando, ormai certo di essere sfuggito all’Abisso per sempre, incontrai lungo la costa di Maar Shaada il demone Kraydell: egli stava osservando l’incresparsi dell’acqua senza alcuna ragione apparente, e quando mi vide alzò il capo e mi scrutò a lungo.
“Hai l’odore del Lorkad” disse il Demone. “Sei uno dei miei schiavi, vero?”
Ero pronto a gettarmi sugli scogli sottostanti piuttosto che tornare laggiù: non risposi, nè mi mossi. Kraydell tornò ad osservare le acque e non parve più dare alcuna importanza a me.
Lo odiai.
La mia bocca parlò prima che fossi capace di fermarla: “Perché tenevi noi umani prigionieri nel Lorkad, Kraydell? Rispondimi!” dissi quasi in lacrime.
La risposta del demone fu terribile: “Non ricordo”. E aggiunse: “Probabilmente l’ho fatto senza alcuna ragione”.
Dunque volò via.

Da allora credo di aver compreso il vero volto dell’Abisso. Non c’é una ragione per il male di quel luogo: non é per castigo, vendetta o sadismo che le anime soffrono nel più doloroso dei piani. L’Abisso é l’assenza di ragione. Il Caos nella sua forma più delirante.
Da allora io mi contrappongo ad esso con l’unica arma capace di fermarlo.

Dimenticavo: il mio nome, Maruderoj del Lorkad, col tempo divenne Maruderoj Lorkad, come se l’Abisso fosse rimasto una parte di me.
Ma se l’Abisso può divenire parte di un discepolo della Legge, allo steso modo la Legge potrà un giorno fare breccia nel cuore dell’Abisso.

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