Melivia

Melivia


Nome: Melivia
Razza: Umana
Classe: mago
Allineamento: Neutrale Malvagio
Fazione: Società delle Sensazioni
Piano di Origine: Arborea

Descrizione Fisica

Melivia è una donna sui 25 anni, smagrita e pallida laddove un tempo era di colorito dorato e fisico piacevolmente tornito. Il volto, dai lineamenti nobili, il naso dritto e gli zigomi alti, porta i segni delle prime rughe, ma più di quelle, la invecchia l'inespressività del viso e la vacuità dello sguardo. Nei suoi meravigliosi e profondi occhi neri regna un'indifferenza tale da mettere i brividi. L'unico segno dello splendore di un tempo è la chioma riccia, nero corvino, se pur attraversata da qualche raro capello bianco.
Veste con gli abiti tradizionali del suo popolo, con una cura che è solo un ricordo di abitudini passate.

Descrizione Caratteriale

Prima della morte della figlia era una donna dolce e affettuosa, lavoratrice, mite e riservata come ben si conviene alla moglie di un nobile, giusta con i servi ma ferrea nelle sue, rare, decisioni. Delegava le questioni importanti al marito, limitandosi a gestire la casa e alcune delle proprietà, o passando tempo curando suo giardino, o in qualche attività artigianale. Devota a Demetra, sovente cercava di trovare le sue grazie inviando doni per i sacrifici rituali nel suo tempio, non lontano da Thrassos, spesso a insaputa del marito (un magistrato della città, con diverse proprietà terriere).
Dopo il viaggio nell'Ade, compiuto alla ricerca di un metodo per riportare la figlia Eudora in vita, torna privata di ogni buon proposito, di iniziativa, completamente apatica e al limite della follia. Pochissime cose, molto variegate, riescono ad attrarre la sua attenzione, ma in modo molto sistematico e ossessivo.

Storia

Lettera stropicciata, trovata alla cintola di Melivia, indirizzata alla Sala delle Feste, Sigil

Scrivo questa lettera a voi della Società delle Sensazioni, nella speranza che possiate aiutare la mia dolce moglie. La scomparsa della nostra piccola Eudora l'ha sconvolta in un modo tale che nemmeno il migliore sacerdote di Thrassos, dove viviamo, è riuscito a curare. Dolios, Factotum Sensista nostro amico, ci ha caldamente consigliato la vostra fazione, sostenendo che è l'unica via per far recuperare l'interesse alla vita del mia Melivia, e spezzare l'apatia che l'ha colta. Dove prima ella era moglie appassionata e madre premurosa, ora non rimane che un guscio vuoto, privo di alcun interesse fuori dal il ricordo silenzioso e solitario della nostra benamata figlia.
Per meglio comprendere la situazione farò un sunto di tutti gli eventi accaduti a riguardo. Vorrei molto poterlo fare di persona, ma il resto della famiglia, affranto non solo da uno, ma da due lutti, abbisogna del mio supporto qui su Arborea, così come la mia città. In tutta fede consegno a Dolios questa mia, così come gli affido la vita di mia moglie. Nutro cieca fiducia in lui.
Ebbene, tutto è cominciato con Are, la nostra profetessa (pazza come tutti coloro che prevedono il futuro): sosteneva da tempo che Melivia sarebbe andata nell'Ade, per portare un bel dono a casa. Le parole oscure dell'oracolo lasciavano ampio spazio all'immaginazione, e tutti intendemmo questa cosa come più ci aggradava. I più pessimisti pensavano sarebbe morta e ci avrebbe vegliato dall'aldilà, portando fortuna alla famiglia intera. Altri semplicemente non dettero peso alla profezia, come, mi duole ammetterlo, io stesso: ero sopraffatto dagli affari politici, e invero dedicavo meno del tempo che avrei voluto ai miei famigliari.
Eppure, la predizione nel suo modo contorto si avverò, un pomeriggio mite, dopo che una leggera pioggerella aveva rinfrescato l'aria. Così semplice, nella sua drammaticità. Eudora giocava con gli amici tra le calli di Thrassos, quando un cavallo imbizzarrito la travolse. Mi sono chiesto più e più volte cosa sarebbe accaduto, se invece di colpire proprio lei, lo zoccolo avesse colpito uno dei suoi amici. Ma la risposta è semplice, ed è nient'altro che un'altra tragedia.
Disperati, avremmo impegnato tutte le nostre risorse per pagare i chierici, per tentare un ultima, disperata preghiera, che potesse riportarla in vita.
Ma nessuno dei nostri, se pur ingenti, beni, valse a qualcosa. Lo spirito di Eudora era perduto, senza nessun apparente motivo.
Melivia non si diede per vinta nemmeno un attimo ed invero, lo scrivo sia con orgoglio che con vergogna, mi superò in caparbietà e convinzione. Bussò a ogni porta, si inginocchiò d'innanzi ad ogni tempio. Viaggiò fino alla Sala Dorata, percorse tutta Arvandor in cerca dei più sapienti tra gli elfi, noti come ottimi guaritori, si perse tra i boschi delle ninfe fino ad arrivare alla corte delle fate.
Infine tornò nuovamente su Monte Olimpo in cerca dei più ferventi sacerdoti.
Finché non bussò al tempio di Ade. I suoi devoti furono gli unici a darle una speranza, forse? Non mi spiego altrimenti questo suo atto sconsiderato.
Sparì per più di un'anno, in cui la diedi per morta. Ed ora che è tornata, non è più la stessa persona.
Abbiamo provato di tutto, e solo dopo alcune settimane di attente cure, è tornata a vestirsi, pettinarsi… muoversi da sola. Ma le sue movenze, il suo sguardo, è quello di un automa, di un essere senz'anima. E' come se la vitalità di colei che era mia moglie, sia rimasta nell'Ade, e qui siano tornate solamente le sue spoglie mortali.
Ma sono solo sciocchezze… Dolios è convinto che la sua lenta ripresa sia dovuta agli stimoli che la vita, qui a casa, le abbia fornito, ma teme che la sua permanenza in luoghi così legati al ricordo della nostra piccola possa alla lunga continuare a nuocerle. Non sappiamo quali terribili esperienze abbia vissuto là, cosa abbia fatto per sopravvivere e a cosa abbia dovuto assistere. L'abbiamo sorpresa più volta a inscrivere simboli arcani, piccoli glifi, sui muri della casa, come in trance. Probabilmente è spaventata. Qualcosa, comunque, la spinge a reagire. Forse dei profumi, il calore e l'affetto sicuramente. Si è tornata a interessare del suo giardino, ha sostituito alcune piante e passa davvero molto tempo li, nella tranquillità protetta della natura, a scavare, ad essiccare erbe e raccogliere fiori. Ma si avverte la sensazione di vuoto in lei, che risuona anche in questo che un tempo era un angolo incantevole, pieno di vita, ora silenzioso.
Più probabilmente è la mia mente, inquietata dagli eventi degli ultimi anni e dal suo ritorno in questo… stato.
Ad ogni modo, speriamo che con un po' di attenzione e pazienza, qualcuno della vostra società potrà aiutarci a capire quali sensazioni possano essere in grado di riportarla alla vita.
In voi tutta la nostra famiglia ripone tutte le sue speranze.

Seleukos, Magistrato di Thrassos

Aggiornamenti

Dicono di lei


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