Moira Namaglin

Moira Namaglin

Generalità

Nome: Moira Namaglin
Razza: aasimar
Sesso: Femmina
Età: Circa 25 anni
Allineamento: Neutrale Puro (ex Caotico Buono)
Classe: Chierica della Cadenza (ex Chierica del Caos)
Piano di Origine: Primario Materiale
Fazione: Ordine Trascendente

Descrizione Fisica

Ragazza dalla pelle pallida, membra delicate, di corporatura minuta e dalle forme piacevoli. Ha lunghi capelli color grano, che usualmente raccoglie in una lunga treccia, quasi dorati. L'unico tratto da cui si può intuire la ascendenza sono gli occhi che, normalmente azzurro ghiaccio, ogni tanto vengono animati da un'insolito bagliore argenteo. Si muove fluidamente ma con calma e precisione, dando a volte l'impressione di aver provato ogni movimento migliaia e migliaia di volte. Una strana tranquillità la pervade, e spesso trasmette questa sensazione a chi si trova accanto a lei, specialmente grazie al tono della voce, pacato, dolce e basso.

Descrizione Caratteriale

La timida, altruista e insicura Moira è cambiata molto con l'arrivo a Sigil. Lentamente, insieme alla consapevolezza delle sue origini e il progressivo recupero della memoria, Moira ha trovato un equilibrio inaspettato. Libera dal peso del suo retaggio, ora si è concentrata completamente sulla filosofia della sua fazione e, se pur mantenendo un atteggiamento accomodante e gentile, vede il mondo con un'obiettività e una chiarezza completamente nuove. Laddove prima era molto emotiva, molto attaccata a poche persone e gentile con tutti, ora è più equilibrata e amichevole, ma mantiene un certo distacco anche dalle persone a lei care.

Storia

Atti del processo alla strega Moira:

QUAESTIO I
L'imputata è una giovane donna, dai tratti raffinati e dai lunghi capelli dorati, che fanno trapelare l'impurità del suo sangue. E' vestita con gli abiti da palcoscenico che indossava al momento dell'arresto e ha l'ardire di sostenere lo sguardo dell'inquisitore, nonostante il suo sesso e la condizione di sospetta.
A domanda risponde di chiamarsi Moira Namaglin. Nega che sua madre sia Arendillean Melia Namaglin. Nega di conoscere la Setta della Morte Rossa. Nega che costoro abbiano una qualsiasi responsabilità nella diffusione della pestilenza.
Interrogata su come possa dire ciò, tace.
Viene congedata e sottoposta a murus arctus.

QUAESTIO II
L'imputata è pallida, ma lucida. A causa della vanità tipica del suo sesso ha pettinato i capelli. Viene sottoposta ad una sessione di corda.
Nega il suo coinvolgimento nelle attività della Setta della Morte Rossa.
In queste condizioni la seduta viene sospesa e rimanda al giorno successivo.

QUAESTIO III
L'imputata viene sciolta e rianimata. Le vengono rasati i capelli. Le vengono trovate sulla nuca le cicatrici scarlatte segno della contaminazione.
Rifiuta di firmare la confessione.
A domanda risponde di chiamarsi Moira, ma non aggiunge altro.
Si dà l'ordine di rimandarla nella sua cella.

QUAESTIO IV
L'imputata viene condotta in tribunale dai carcerieri. Non può camminare. Mentre si rendono le lodi al creatore, sviene più volte. Si chiama il medico della prigione, che la rianima.
Alla presenza dell'imputata entra nel tribunale M.N., come testimone.
L'imputata all'ingresso della testimone mostra chiaramente di riconoscerla e la chiama sorella. La donna, interrogata, conferma il coinvolgimento dell'imputata e della Setta della Morte Rossa nella propagazione del morbo.
A queste parole l'imputata cade in uno stato di silenzio.
Interrogata per confermare la testimonianza, tace.
Interrogata riguardo ai suoi rapporti con la testimone, ride: alla richiesta di chiarimenti sul suo comportamento poco rispettoso della santità del tribunale scoppia in un pianto isterico.
Di nuovo viene chiamato il medico per calmarla.
A domanda risponde di non conoscere la testimone, in palese contraddizione con il suo precedente riconoscimento. Dichiara inoltre di non voler rivelare il proprio nome a questo tribunale o a chiunque altro.
Dopo una sessione di corda dichiara di non conoscere il proprio nome.
Ancora legata viene rimandata in cella.

QUAESTIO V
La seduta riprende con l'imputata in stato confusionale. Durante il rito di apertura e l'ingresso dei membri della corte piange, ride e farnetica. Interrogata, rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda, dichiarando di non sapere o di non ricordare; alla rinnovata richiesta di confessare la sua colpa dichiara:
"Non posso voltarmi indietro. Non più. C'è solo il buio. Non c'è nulla. Avanti, verso la luce! Forse è solo per sfuggire a quello sguardo, al peso di quegli occhi di ghiacco che dal buio mi guardano. Mi osservano. Mi spingono lungo la via, sanno che non oserò mai disobbedire, che non posso farlo: significherebbe voltarsi, affrontare quell'oscurità. Vedere il volto padrone di quello sguardo, dolce e terribile. Vedere il passato. Non posso! Non c'è niente, indietro. Più niente. Solo ombre nell'oscurità."
Dopo aver detto questo si siede e tace, placando il suo delirio.
La seduta viene sospesa.

QUAESTIO VI
La seduta riprende. Al suo ingresso nell'aula l'imputata vomita sangue ed è scossa dai tremiti della febbre. Molti gridano riconoscendo i segni della pestilenza. Chiamato in causa, il medico conferma. L'imputata viene condannata per manifesto coinvolgimento nella diffusione del morbo.
Viene ordinato che la seduta prosegua.
Le guardie carcerarie rifiutano di aiutare la condannata a sollevarsi. Il medico rifiuta di intervenire a sedarla. Il pubblico, lasciato entrare nella speranza che la vista degli umili inducesse la strega alla confessione, rumoreggia e si agita in preda al panico mentre la corte abbandona frettolosamente i banchi.
Rimangono solo il notaio, l'inquisitore e la colpevole. Constatata la mancanza del numero legale, l'inquisitore ordina la sospensione della seduta. Ordina che il notaio, dopo aver stilato il verbale, si rechi dai monatti per far condurre la strega al lazzaretto cittadino, dove ella potrà scontare sul proprio corpo il male che ha causato.
Sia fatta la volontà della legge divina.
Per questo santo tribunale redasse il notaio Yersin Iapestis


Scritte trovate dall'ispettore delle squadre di normalizzazione sulle pareti di una delle celle inferiori del lazzaretto, dopo la repressione della rivolta degli appestati. Allegate agli atti di questo processo poichè ritenute opera della condannata.

"Come poter andare avanti, verso il mondo, senza conoscere il passato? Non ricordo chi sono stata, chi ho conosciuto nel cammino della mia vita, cosa mi ha portato fino a qui. Solamente ho la certezza che quello sguardo non mi lascerà mai.
A volte penso di farlo. Voltarmi, e affrontare tutto. Svelare l'identità, o ricordare l'identità, di chi veglia su di me, con fare materno e maligno. Ma l'ombra della memoria mi perseguita. Catene, solitudine, fame, dolore. Davvero voglio farlo? Mi chiedo poi, e così non lo faccio mai. Quando i pensieri mi catturano in un vortice, come ora, l'unica soluzione è non pensare, ma fare."

Aggiornamenti

Dicono di lei


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