Morva

Morva

Generalità

Nome: Morva
Razza: Aasimar
Sesso: Maschio
Età: Non meglio specificata. Dimostra una trentina d'anni.
Allineamento: Neutrale Buono
Classe: Guerriero

Descrizione

Storia

"Sono nato in Mount Celestia"
raccontò l'Aasimar dall'incarnato azzurrognolo
"e lì sono cresciuto, per un po' di tempo. I tempi della mia infanzia sono un ricordo felice cui spesso ritorno: mio padre era un vero Angelo, in tutti i sensi, ed amava mia madre profondamente; lei era un'umana, e lo ricambiava con tutto il cuore e tutta l'anima. La nostra casa era felice, non eravamo ricchi ma vivevamo in modo dignitoso. Ricordo mio padre come se l'avessi visto ieri: era bellssimo. Aveva capelli argentei, profondi occhi azzurri e gentili, spalle larghe e braccia forti per proteggere i suoi cari. Mia madre era di una bellezza eterea: minuta di corporatura, lunghi capelli biondi che le arrivavano a mezza schiena, un viso ovale in cui scintillavano due occhi verdi ed una bocca sempre pronta al sorriso.
Eravamo felici quando eravamo tutti assieme, nella nostra casetta di campagna.
Purtroppo nemmeno Mount Celestia è priva di contraddizioni…
Quando mio padre doveva assentarsi per adempiere al suo dovere, il vicinato si faceva d'improvviso meno amichevole… niente di davvero "negativo" e tuttavia c'erano delle sottili differenze nel modo di parlare, nel modo di comportarsi verso di noi, che ci facevano sottilmente sentire estranei e poco accetti.
Ma a questo mia madre non faceva caso.
Col passare degli anni la situazione, invece di migliorare, sembrò peggiorare, e pare per colpa mia.
Mano a mano che crescevo, e mi avvicinavo alla pubertà, sentivo sempre più chiaramente il disagio dei nostri vicini, non abituati a quello che per dei mortali è il normale corso dello sviluppo…
Il punto di non ritorno lo raggiungemmo al compimento del mio 14° anno di età.
Fu allora che una delegazione di celestiali si fece avanti e, parlando con mio padre, fece capire che la mia presenza era fonte di un sottile disagio per tutti, e suggerirono una mia rilocazione presso la città-portale di Excelsior, dove la mia crescita sarebbe stata favorita dal contatto con le altre razze mortali.
Mio padre non ebbe altra scelta che ottemperare alla richiesta, e mia madre, che non voleva lasciarmi solo, venne a vivere con me.
Io ero allibito da quanto era stato detto e deciso, e sinceramente mi sentivo in colpa per aver causato tali problemi ai miei genitori e tuttavia non riuscivo a capire cosa avessi fatto di così terribile da meritarmi l'esilio. Ai miei occhi di bambino tutto sembrava così enorme, ed incomprensibile…
Ma con l'aiuto di mia madre, riuscii a superare il trauma, e le costanti visite di mio padre, non appena i suoi doveri glielo permettevano, mi aiutarono molto a mantenere un'attitudine positiva nei confronti della vita.
Poi una notte, avevo da poco compiuto 17 anni, avvenne l'inconcepibile.
Demoni.
Un'orda di demoni serrò i suoi artigli sulla città. Non era la prima volta, mi dissero in seguito, e difatti in un primo momento le difese cittadine tennero.
Poi giunsero i Balor.
Piombarono come una forza devastatrice sui difensori, le loro spade fiammeggianti fendevano le difese come un coltello caldo nel burro. Furono chiamati i rinforzi, perchè era chiaro che la città sarebbe caduta senza aiuto. Già le truppe demoniache avevano iniziato a filtrare attraverso le difese indebolite della città, e le prime case furono incendiate.
La mia casa era vicina alla carneficina, ma mia madre pensò fosse più sicuro restare nascosti li piuttosto che uscire per rifugiarsi nei templi con gli altri abitanti.
Fu così che ci ritrovammo presto isolati, e dietro le linee nemiche, chiusi in casa, senza quasi respirare per timore di venire scoperti.
Dalla nostra casa, rannicchiati al suolo, potevamo vedere solo il cielo, che impassibile guardava la mattanza che stava avvenendo.
Fu proprio guardando dalla finestra, verso il cielo terso, che ricominciammo a sperare, vedendo alcuni angeli accorrere in soccorso degli abitanti della città. Il rumore della battaglia si stava allontanando, così mia madre decise di uscire, e fuggire lontano dalla città sino al termine dell'assalto.
Fu questo, forse, il suo più grande errore.
Come uscimmo sulla strada, un gruppetto di armaniti ci notò, e si mise all'inseguimento.
Di ciò che accadde dopo ho fortunatamente solo dei ricordi frammentari.
Ricordo che correvamo a perdifiato, ricordo di essere passato per vicoli e viuzze nel tentativo di far perdere le nostre tracce agli armaniti, ricordo mio padre.
Lui era giunto per noi, per salvare la sua famiglia.
Mia madre rallentò, poi si fermo, mentre mio padre affrontava i demoni a qualche decina di metri di distanza, uccidendo il primo con pochi colpi, ma venendo ferito dagli altri.
Poi… ricordo mio padre che ci urlava di fuggire, ed un bagliore rossastro che si avvicinava da dietro una casa in fiamme. Ricordo le lacrime sul volto di mia madre, ed i polmoni che mi scoppiavano per il gran correre, una risata.. Déi! Quella risata…
Compresi che mio padre stava venendo sopraffatto, volevo correre indietro, per aiutarlo come potevo, ma mia madre continuava a correre, tenendomi la mano.
Mi voltai, e vidi un'enorme figura serpentina che si avvicinava a velocità spaventosa.
Mia madre mi spinse via, urlandomi di correre verso le colline, fino al portale che sino ad oggi non avevo mai potuto attraversare, e di usarlo, e di non tornare.
Lei si fermo sul posto, ed iniziò, con mia grande sorpresa, ad invocare un incantesimo. Potevo sentirne la potenza, vedevo i capelli di mia madre mossi da un vento che non era di questo mondo, poi l'aria si gelò tra lei e la Marilith, ricordo la brina, ricordo il volto di mia madre che, nel girarsi verso di me, mormorava la parola "Addio" e mi sorrideva gentilmente un'ultima volta, per poi prendere a correre in un'altra direzione, seguita dalla furente marilith.
Rimasi li, come paralizzato, per qualche minuto, incapace di muovermi per la paura e la sorpresa. Poi, agghiacciante, arrivò l'urlo d'agonia di mia madre.
Ed in quel momento compresi di essere rimasto solo, che in quella splendida giornata in cui il sole brillava gaio, molti erano morti, e così, con le lacrime che mi rigavano il volto insudiciato dalla fuliggine degli incendi, iniziai a correre verso le colline, verso il portale che mia madre mi aveva indicato.
Fu così che, anni orsono, entrai in Sigil, dove ancora riesiedo.
Molte cose sono cambiate da allora: in Excelsior i segni di quella battaglia furono cancellati, le case ricostruite, le difese rinforzate, e da allora non si sono più avuti altri attacchi; anche in me qualcosa è cambiato da quei tempi.
Ora capisco che in verità non c'è nulla da capire nel multiverso, e che l'unico modo perchè la nostra vita abbia un senso è quello di aiutare come possiamo quelli che hanno bisogno del nostro aiuto.
E si, so che molti ritengono che io sia matto a pensarla così, che gli Déi, le Potenze.. ed il Fato… e bla-bla-bla…
Chiacchere, amici miei… solo chiacchere. E prima guarderete in faccia alla dura realtà, prima riuscirete a mettervi in pace con voi stessi, che è l'unica cosa davvero importante."
Detto questo, l'aasimar chiamato Morva si allontano da coloro che lo stavano ascoltando, ed iniziò a parlare con il suo cavallo..

Aggiornamento

Dicono di lui


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