Undine del Segno dell'Uno

Undine del Segno dell'Uno

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Generalità

Nome: Undine
Razza: genasi-dell-acqua
Sesso: Femmina
Età: 22
Allineamento: Caotico Neutrale
Classe: bardo
Piano di Origine: Piano dell'Acqua

Descrizione

Descrizione Fisica: Giovanissima genasi dell'acqua non ancora giunta alla maturità. Tuttavia il suo aspetto suggerisce l'esatto contrario: un corpo delicatissimo, sinuoso dalle curve e forme piene ed armoniche, abbastanza alto, attorno al metro e 70 circa, molto slanciato. La pelle di un intenso azzurro, mancante per quanto ci si impegni a trovarla, della più insignificante imperfezione e ovviamente di nei. I capelli, lunghissimi e fluenti sono lievemente ondulati e perennemente umidi, tanto per far risaltare i loro colori cangianti di riflessi marini, spesso sono portati legati in una complessa treccia laterale, che morbida, cade sempre su una delle due spalle, tra i capelli inoltre sono intrecciate molte perle bianche e piccole conchiglie.
Sotto ciglia lunghissime e folte, occhi dalle iridi gemmate che sembrano brillanti e lucidi zaffiri scuri in cui la pupilla quasi è indistinguibile, le conferiscono più del resto quell'aspetto etereo e distantemente inumano. Un portamento e modi di fare estremamente, per natura, lascivi, aggraziati ed eleganti. Labbra piene e ben disegnate su quel viso di splendida sirena e dita sottili e lunghe, di mani estremamente gentili e curate, cantano e suonano ammaliatrici, anche di chi, si dice, che cuore non ha.
Spesso senza che lei se ne renda neanche conto.

Descrizione comportamentale: Ama contornarsi di gioielli e conchiglie, tuttavia non essendo insito del luogo in cui è stata allevata, il pudore, ne è priva e veste di pochi tessuti e leggerissimi che le permettano di nuotare comodamente. Nonostante il carattere interminabilmente tollerante e di distante serenità, inizia ad andare in tormentante paranoia e forte disagio all'assenza di acqua e all'eccessivo calore.
Sebbene risulti praticamente impossibile provocarne la rabbia se quel limite viene oltrepassato manifesta un comportamento piuttosto brutale e violento.

Storia

I Marid, si sa, sono creature volubili e imprevedibili, sapienti e pericolosi: ma proprio da questo ebbe origine Undine.
La madre, una marid irrequieta, ebbe modo di invaghirsi, per non più di pochi giorni, di un uomo eccezionale e questo portò dopo un po’ alla nascita della Genasi.
Inizialmente la notizia fu accolta con scetticismo e forte disappunto nella città delle diecimila perle, ma quando la piccola uscì dal ventre materno, nessun Marid pensò lontanamente di liberarsene vista la tanta particolarità.
Così passarono gli anni, una vita placida e tranquilla, definibile felice a occhi esterni, in cui Undine apprese tutto ciò che dai Marid le era possibile apprendere e le fu insegnato il culto di Istishia, il Signore delle Acque, pur non essendo una di loro.
Si ritrovò a legare con le creature acquatiche più strane e quasi per nulla con chi la aveva allevata, sebbene per loro serbasse gratitudine non ne era affezionata. L’affetto lo scoprì con uno degli abitanti più subdoli delle acque, un kelpie al quale fin da molto piccola si era avvicinata.
Apprese molto dai mari e da chi li abitava, maturando un'ideologia che troppo si era radicata nella sua mente, lasciandole scoprire la caparbietà umana. Ella mirava a un livello sempre migliore di se, poichè se fosse migliorata, anche chi le era attorno avrebbe potuto, si spera, trarne giovamento.
Undine amava osservare le acque, esse erano fonte di speranza, di vita, di nutrimento e splendidi specchi ma erano anche violenza di tempeste, morte, devastazione. Comprese così che il mondo non era ne bianco ne nero ma era entrambi, con annesse tutte le sfumature del grigio che tra i due poli sono contenute.
Osservò la vita e la morte che le Grandi Acque, così da lei chiamate, hanno modo di far fiorire di pari passo e vide che ogni morte non era che un nuovo inizio e che ogni vita non era che un patto a breve o lunga scadenza con la morte, tutto racchiuso in un ciclo eterno e infinito, un meccanismo perfettamente oliato di cui carpirne i segreti era inutile e anzi una sciocca provocazione a chi tutto ciò l'aveva creato.

Limpida come acqua di un ruscello montano e placidamente distante, crescendo, attirò su di se anche gli sguardi degli stessi Marid e di tutti i visitatori della città delle diecimila perle, di ogni disparato genere. Alcuni iniziarono ad avvicinarla tuttavia lei, con un sorriso se ne allontanava.
Decise di partire. Aveva compreso che per quanto fosse il posto più bello doveva andar via perché lì nulla le sarebbe stato dato di altro, non avrebbe potuto nè migliorare se stessa né trovare un suo posto nel Multiverso, inoltre desiderava conoscere ciò che c'era fuori dal mondo perfetto di quella città, e quando partì lo fece in silenzio, senza spiegazioni. In fondo non c'era motivo di darne ad un marid, avrebbero compreso senza bisogno di parole o suoni.
Vagò a lungo tra le acque ed ebbe vari accompagnatori momentanei tra le creature acquatiche in migrazione ma solo il kelpie continuava fin dall’inizio del viaggio a seguirla, quasi volesse proteggerla e insieme mentre si inseguivano giocando tra le correnti fredde, vennero trascinati in un gorgo che, in realtà, si svelò essere nient'altro che l'ingresso di un portale… e si ritrovarono in un altro piano, totalmente diverso dal loro piano elementale.
L'acqua era rara e per la maggior parte costretta in brocche o in artistiche fontane.
Approdarono a Sigil e la prima cosa che non poterono fare a meno di notare, con rammarico, era l'aria avvelenata ed irrespirabile.
Scalza e sgocciolante ma senza curarsene, iniziò a girovagare per quel mondo così colorito, così strano e frenetico che non sembrava conoscere mezze misure di nessun genere. Il Kelpie la seguì per un po’ prima di crollare spossato, avendo risentito più di lei del luogo inquinato e così cercò un posto dove poterlo far riposare per un po’ e dove potessero dargli dell’acqua per poi incamminarsi di nuovo con aria curiosa, spaesata e distratta per i vicoli della città ad anello.
Reduce di una vita tranquilla in cui mai aveva avuto bisogno di essere sospettosa, di dubitare di qualcuno e ancor meno di denaro poichè era merce usata più per scambiare con gli stranieri della città delle diecimila perle che tra marid, non impiegò troppo a cacciarsi nei guai.

Esplorando le zone conobbe creature simpatiche, altre indifferenti, altre estremamente strane e altre decisamente pericolose.
Quel mondo era nuovo, del tutto caotico e inadatto a lei… eppure non provò a tornare subito indietro, in un certo senso la incuriosiva, in fondo aveva iniziato il suo viaggio per conoscere, migliorare e trovare il suo scopo di vita ed ora non voleva tirarsi indietro ma non avrebbe neanche voluto perdere se stessa.

Aggiornamenti

Gli ultimi anni

Una volta a Sigil finisce nell'alveare dove viene incoscientemente salvata da un tiefling dagli azzurri occhi felini e dai capelli bianchi, un fated di nome Jarrek, che finirà con il diventare il suo primo compagno per un lungo periodo.
Durante questo periodo si avvicina finalmente all'idea delle fazioni, trovando più ispiratrice la filosofia del Segno dell'Uno si impegna per diventarne Namer, tuttavia quando mesi dopo, Jarrek sparisce nell'Abisso senza più tornare, la genasi perde fiducia in se stessa, iniziando a reputarsi incapace come Segnata tanto da pensare di lasciare la fazione.

Attendendo per oltre un anno il ritorno del tiefling, Undine vaga tra i piani apprendendo quello che può e facendo spesso ritorno al proprio piano d'appartenenza, in compagnia di Kelpie.
Intanto nell'ultima stagione d'attesa di quell'anno, Undine, grazie al Factotum che la iniziò come Segnata, comprese che anche quel suo stato di incapacità dipendeva solo da se e reiniziò ad esercitare il corpo e soprattutto la mente, riuscendo ad "influenzare" nei modi più disparati, minimi o meno minimi, ciò che aveva attorno.

Giungendo alla consapevolezza del potere della mente, dell'immaginazione, del sogno e ad un "vero concetto" di Multiverso, la genasi mise da parte persino il culto, mai realmente praticato, del Re degli elementali d'acqua in nome di se stessa dedicandosi pienamente e come concessole alle pratiche di fazione.

Fortuna o effettiva influenza sul proprio Multiverso, uscendo da un lago primevo Undine incontra sulla riva un aasimar bellissimo dagli occhi dorati e capelli d'argento, al quale sfugge per diverse settimane prima di ricambiare il sentimento da lui provato e da allora restarne compagna.

Dicono di lei

Moira: Creatura strana, equamente dotata di gentilezza e indifferenza. La grazia dei piani si manifesta in mondi curiosi, eppure, sempre in equilibrio.


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