Divinità Vediche

Divinità Vediche

Divinità Vediche - da sinistra: Ganesha, Parvati, Shiva (dietro), Kali, Yama (dietro), Brahma, Sarasvati, Agni (in mezzo), Indra (dietro), Surya, Lakshmi e Vishnu

In quanto poteri di una delle più longeve culture mai esistite nei mondi materiali, gli dei del Pantheon Vedico sono progrediti parecchio lungo la strada della forza e della trascendenza. I loro pensieri sono un mistero persino per i poteri dotati di conoscenza ed empatia. La verità è che gli dei vedici hanno intessuto le loro intricate ma “legali” trame coinvolgendo un numero incalcolabile di mondi materiali al punto che persino le barbegrigie della Confraternita dell’Ordine hanno quasi rinunciato a comprenderle[3].

Nozioni fondamentali

Il Brahman: l'Assoluto

Il Dharma: la Legge del Multiverso

Vedi anche: principi (o regole) dei Piani

Gli Asura, avversari degli dei

Gli immondi noti come Asura si scagliano ferocemente contro l'operato di tutti gli déi ma, secondo alcuni vegliardi, sembrano covare un odio e un risentimento più profondi verso il Pantheon Vedico in particolare. Non si sa se queste asserzioni siano fondate. È noto, tuttavia, che raramente la contemplazione della natura del multiverso o il desiderio di qualcosa di più che una lotta interminabile possono portare un Asura a scegliere un percorso differente dalla distruzione incessante di ogni opera divina. Questi Asura si propongono di diventare simili a ciò che un tempo volevano distruggere, purificando se stessi dall'odio che ne brucia l'anima. Gli Asura redenti raramente sono buoni o religiosi, ma vagano per i Piani dispensando saggezza e operando contro la distruzione sconsiderata. Gli Asura malvagi odiano questi traditori e li inseguono per distruggerli con intenso fervore[14].

Quei saggi che sostengono l'accanimento degli Asura malvagi contro il Pantheon Vedico affermano che alcuni membri del pantheon siano stati protagonisti delle più clamorose redenzioni che mai si siano viste fra le fila degli Asura. Queste barbegrigie, infatti, sostengono che un tempo Shiva, Varuna e forse e alcuni aspetti della Dea fossero niente meno che potenti Asura Rana che sono riusciti a purificare la loro anima immortale, connettendosi quindi al Brahman e divenendo suoi aspetti. Non si sa cosa e quanto ci sia di vero in questa tesi, ma si tratta certamente di una teoria affascinante, corroborata da alcuni indizi[4]:

  • Anticamente, per molti seguaci del Pantheon Vedico, i termini "dio" (deva) e "asura" erano sinonimi. Altri, tuttavia, contestano la validità di questa prova, ritenendo che questi termini si riferissero originariamente alle tre specie angeliche dei Deva Astrali, Monadici e Movanici e agli Asura celestiali[4].
  • Shiva è molto diverso — per certi aspetti — dalle altre divinità del pantheon, tanto che non è difficile credere che sia stato "adottato" in un secondo momento. Di questa difficile transizione, oltretutto, rimane una chiara traccia nel mito che oppone Shiva a Daksha[1], oltre che nell'astio che quest'ultimo ancora nutre nei confronti del primo[4]. Fra tutti gli déi vedici, inoltre, Shiva eccelle nella disciplina di introspezione chiamata Yoga, di cui è ritenuto il Signore. Si dice che sia stato lui a insegnare lo Yoga ai mortali[1][2].

Oltre a ciò, pare che in un'unica occasione gli dèi vedici e gli Asura abbiano deposto la loro rivalità, allo scopo di conquistare l'Amrita, l'acqua della vita eterna, il premio all'epoca più ambito da Asura e dèi. Il mito racconta che il dio celeste Indra venne maledetto da un saggio collerico di nome Durvasa, a causa di un'offerta che la divinità aveva trattato con disprezzo. La maledizione indebolì così tutti gli dèi vedici, che divennero vulnerabili ad un attacco degli Asura. Il grande Vishnu — sotto le fattezze di Kurma la tartaruga — accorse in aiuto degli dèi, promettendo di ripristinare il loro potere all'unica condizione che seguissero il suo piano.

Anzitutto era necessario abbandonare l'antica rivalità con gli Asura e chiedere loro aiuto per creare una bevanda preziosa. Vennero così raccolte erbe e piante che vennero gettate in un mare di latte, presumibilmente collocato nel Limbo[4]. Poi venne afferrato il grande serpente Vasuki, arrotolato intorno a una montagna posta sopra il guscio di Vishnu-Kurma e tirato con violenza di modo che la montagna, come una zangola, ruotasse su sé stessa e potesse rimestare l'oceano di latte e le erbe. Per la sofferenza, il serpente sputò un enorme fiotto di veleno: Vishnu, in una versione del mito chiese a Shiva di bere il veleno sino all'ultima goccia prima che toccasse il suolo, in modo da salvare il mondo.

Dopo tutto questo, il mare portò alla luce i suoi preziosi doni. Emersero Surabhi, la vacca sacra in grado di realizzare i desideri, Varuni la dea del vino, l'albero del paradiso Parijata che profumò il mondo, il dio lunare Soma nel sembiante della luna, che successivamente venne ritenuta la dispensa divina per l'Amrita. Inoltre apparvero Lakshmi, assisa sul loto, dea della bellezza, dell'amore e della buona sorte, futura moglie di Vishnu e il divino dottore Dhanvantari che reggeva in mano l'Amrita.

Il potente Asura Rahu strappò di mano a Dhanvantari l'amrita con lo scopo di berla tutta, al fine di essere unico per forza e potenza. Vishnu intervenne mentre Rahu sorseggiava il primo sorso: decapitandolo prima che il nettare scendesse nel suo corpo riuscì ad impedire che l'immondo diventasse invulnerabile[15].

Il misterioso Pantheon Vedico

L'età degli dei

Dio, la morte della morte, è sempre un adolescente di sedici anni1

Gli dei vedici hanno tutti un aspetto giovanile, precisamente quello di uomini e fanciulle di sedici anni. Sedici è il numero della perfezione, della pienezza. Nell'uomo, dopo i sedici anni di età compaiono i primi segni del declino e — il molti mondi del Piano Materiale — quando la luna raggiunge il sedicesimo giorno, anch'essa comincia a decrescere[1][4].

I tre tipi di dei

Ogni volta che esaminiamo una delle energie fondamentali del multiverso — dicono i seguaci del Phantheon Vedico — possiamo affrontarla, nell'ottica dell'inconscio, come una forza che governa gli elementi, oppure come una coscienza sottile, una divinità che guida le forme della manifestazione. I due modi di considerare le leggi del mondo sono denominate piano degli elementi (adhi-bhautika) e piano celeste (adhi-daivika)[1][4].

Ma — come spiegato altrove — ogni conoscenza del mondo esterno riflette la struttura dell'individualità che la percepisce. Le forze e gli aspetti del mondo cosmico sono concepiti dalle varie creature dei piani esclusivamente in base alle forme del proprio essere interiore. Le energie che reggono il multiverso appaiono dunque come le facoltà di un Essere Cosmico avente i suoi equivalenti nella struttura dell'essere individuale. Tale concezione del multiverso è chiamata dai seguaci del pantheon approccio individuale (adhiatmika)[1][4].

Questa tesi è confermata dall'esistenza stessa dei Piani Esterni, manifestazione della fede e della convinzione, benché forse, in questo modo non si affermi ancora una completa analogia fra il complesso dei Piani e il corpo delle creature che li popolano. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che molti piani sembrano essere vivi; e colui che ha spinto maggiormente all'estremo questa tesi è certamente Soma Purusha, il cui nome, oltretutto, è espresso nella stessa lingua in cui è scritta la maggior parte dei testi sacri relativi alle divinità vediche2. Ciò fa pensare che forse la famiglia di Soma fosse seguace di questo pantheon o ne sia comunque stata influenzata[4].

L'approccio individuale, inoltre, non può non richiamare il Centro delle Cose, una delle Regole dei Piani. Come si è visto, inoltre, i possibili approcci sono tre e questo non può che richiamare la Regola dei Tre. Quanto si vedrà di seguito contribuirà a rafforzare quest'ultimo richiamo[4].

Ciascun principio multiversale può quindi essere raffigurato come un'energia fisica naturale che governa gli elementi, un'energia mentale — spirito o dio — che risiede in una dimora celeste oppure in un mondo la cui sostanza è la mente, e infine come un insieme di facoltà costituenti un'individualità attraverso la quale l'Essere universale appare simile ad una specifica creatura. Secondo i seguaci del pantheon, tali facoltà si esprimono per mezzo di leggi che governano il multiverso[1][4].

Ogni specifico dio può essere visto in base a questi tre aspetti. che non si escludono a vicenda. Tutto il simbolismo del pantheon si applica simultaneamente nelle tre sfere. Ogni testo rivelato, come d'altronde qualsiasi testo, ha necessariamente tre significati distinti e coordinati[1].

Il numero degli dei

Tutti gli esseri sottili e materiali sono inclusi nelle tre sfere di Agni, all'interno dei tre mondi. Gli dei sono le forze che governano i tre mondi. Vi sono dunque tre tipi di dei, totalmente sottomessi al numero tre. Ecco perché sono simboleggiati da multipli di tre. Il loro epiteto principale è "i trenta" (tri-dasha) sebbene si usi anche trentatré o i suoi multipli[1].

I testi noti come Brahmana dividono questo numero in:

  • Otto divinità che regnano sulle sfere degli elementi[1];
  • Undici Princìpi di vita o dei del mondo sottile[1]. Attualmente pare che uno di loro, Rudra, abbia assorbito tutti gli altri esseri con questo nome[3][4];
  • Dodici divinità della conoscenza o aspetti della coscienza. Questi ultimi sono i Princìpi sovrani che personificano le leggi fondamentali del multiverso e della società dei mortali[1];
  • Vi si aggiungono due entità che ricevono nomi diversi secondo i testi e le tradizioni, ma che rappresentano sempre l'aspetto trascendente e l'elemento coordinatore degli altri dei[1].

Trentatré è un'espressione emblematica che rappresenta un aspetto emblematico del pantheon. In realtà non vi è limite al numero degli dei. Ogni sfaccettatura dela manifestazione è una via attraverso la quale le creature dei piani possono raggiungere il divino. Di conseguenza, il numero delle divinità vediche è uguale a quello dei possibili aspetti del molteplice, creato o potenziale. A volte tale quantità è rappresentata con il numero simbolico di trentatré crore (330 000 000)[1].

La tradizione vedica afferma che le oblazioni possono essere presentate unicamente a questi trentatré dei principali. Oltre a essi — e alle potenze degli altri pantheon — esistono numerosi abitanti dei Piani che meritano di essere pregati e venerati, ma non sono divinità nel vero senso della parola. Quindi non si devono offrire loro sacrifici[1][4].

Vedi anche:

Le tre triadi

La fonte del potere e del numero degli dei vedici

I membri del Pantheon Vedico

NOTA

Fra le seguenti divinità, solo un numero limitato è stato trasposto ufficialmente nell'universo di Planescape (e, più in generale, di D&D), precisamente nel manuale On Hallowed Ground. Di seguito, l'elenco delle divinità vediche ed hindu inserite nel Pantheon Vedico in On Hallowed Ground:

  • Agni
  • Brahman
  • Brihaspati
  • Indra
  • Kali
  • Karttikeya
  • Lakshmi
  • Mitra
  • Pushan
  • Ratri
  • Rudra
  • Savitri
  • Shiva
  • Soma
  • Surya
  • Tvashtri
  • Ushas
  • Varuna
  • Vayu
  • Vishnu
  • Yama

Di queste, tuttavia, solo alcune vengono approfondite nel medesimo manuale:

  • Agni
  • Brahman
  • Brihaspati
  • Indra
  • Kali
  • Mitra
  • Ratri
  • Rudra
  • Shiva
  • Surya
  • Vayu
  • Vishnu
  • Yama

Le altre divinità ed entità che compaiono di seguito (compreso il Dharma) non godono di una trasposizione ufficiale ma provengono tutte dalla reale mitologia (e filosofia) dell'India; le loro descrizioni e caratteristiche si rifanno direttamente a questa cultura.

Lo staff di Planescape.it ha poi provveduto a fornire possibili raccordi e parallelismi fra la mitologia e la filosofia indiane e l'ambientazione di Planescape ma non si tratta, in questo caso, di materiale ufficiale. Questo processo di "adattamento" non ha riguardato soltanto le divinità che non compaiono negli elenchi soprastanti ma anche alcune di quelle trasposte ufficialmente. In questo caso, si sono mantenute tutte le informazioni fornite dalle pubblicazioni ufficiali; ad esse, sono stati aggiunti dati provenienti dalla cultura indiana reale adattati, se necessario, all'ambientazione di Planescape. Le aggiunte sono state distinte dal materiale proveniente da pubblicazioni ufficiali attraverso riferimenti alla bibliografia.

Il Brahman ed il Dharma non sono divinità nel vero senso della parola. Il Brahman, molto probabilmente, si identifica con la Fonte venerata dai Divini mentre il Dharma è una legge impersonale che — secondo i seguaci del pantheon — se osservata garantisce il buon funzionamento del multiverso. Ciononostante, essi sono stati inseriti nel novero seguente in quanto entrambi possiedono indubbiamente una forte connotazione divina: il Brahman è fonte ed essenza degli dei vedici; questi ultimi, al pari dei mortali, sono inoltre tenuti a custodire, preservare e seguire il Dharma[4].

I chierici del panteon vedico, inoltre, non sono obbligati a indirizzare la propria devozione a una divinità specifica ma possono scegliere di venerare il Brahman o il Dharma. Ciò giustifica ulteriormente l'inclusione di queste due entità — se così le si può definire — fra gli dei sotto elencati.

  • Va detto, tuttavia, che solo pochissimi incantatori divini scelgono di venerare il Brahman: Esso, infatti, se preso in se stesso, è considerato come inafferrabile da parte dei mortali e le varie divinità vediche sono spesso concepite come sue manifestazioni — mezzi accessibili alla mente che le permettono di giungere indirettamente ad intendere il Brahman.
  • Coloro che scelgono di votarsi al Dharma sono in numero maggiore poiché, a differenza del Brahman, il Dharma è intelleggibile. Spesso, tuttavia, si preferisce rivolgersi anche in questo caso a figure meno astratte, quali Varuna o Vishnu, che custodiscono e trasmettono il Dharma.

Da sottolineare, infine, che un altro motivo per cui solo pochi scelgono di venerare il Brahman o il Dharma è che essi sono già pienamente presenti in ogni divinità vedica si scelga di adorare[4].


Bibliografia
1. Alain Daniélou Miti e dei dell'India – I mille volti del pantheon induista, BUR Saggi, 2002
2. Giovanni Filoramo, Marcello Massenzio, Massimo Raveri, Paolo Scarpi Manuale di storia delle religioni, Manuali Laterza, 1998
3. Colin McComb, Robh Ruppel On Hallowed Ground, TSR, Inc., Ottobre 1996; le medesime informazioni sono riportate anche alla pagina Divinità Vediche su sigilonline.altervista.org - vedi la pagina
4. Contributi di approfondimento da parte dello staff di Planescape.it (raccordi e parallelismi fra la mitologia e la filosofia indiane e l'ambientazione di Planescape)
5. Tratto dalla pagina "Brahman" su it.wikipedia.org - vedi la pagina
6. Tratto dalla pagina "Dharma" su it.wikipedia.org - vedi la pagina
7. Tratto dalla pagina "Saṃsāra" su it.wikipedia.org - vedi la pagina
8. Tratto dalla pagina "Mokṣa" su it.wikipedia.org - vedi la pagina
9. Tratto dalla pagina "Kalpa" su it.wikipedia.org - vedi la pagina
10. Tratto dalla pagina "Religione egizia" su it.wikipedia.org - vedi la pagina
11. Tratto dalla pagina "Maat" su it.wikipedia.org - vedi la pagina
12. Tratto dalla pagina "AD&D Deities: Indian" su www.mjyoung.net - vedi la pagina
13. Tratto dalla pagina "Powers that be on Mechanus, Plane of Law" su mimir.net - vedi la pagina
14. Jason Bulmahn, Pathfinder Roleplaying Game - Bestiario 3, Paizo Publishing, 2009
15. Tratto dalla pagina "Amrita" su it.wikipedia.org - vedi la pagina

(IMPORTANTE! POLICY: Gran parte del testo è liberamente tratto e in parte adattato dalle fonti citate e comunque dalle pubblicazioni Dungeons & Dragons della TSR e della Wizards of the Coast, nonchè dalle traduzioni ufficiali della 25 Edition, oltre ad altre fonti come le pubblicazioni della PAIZO Publishing per Pathfinder, che mantengono i diritti, intellettuali e non, sull'ambientazione e i suoi elementi. Allo stesso modo tutte le immagini sono coperte da copyright e vengono presentate senza alcuno scopo di lucro, corredate di autore e proprietario, e pertanto non sono riproducibili o utilizzabili in nessun ambito commerciale.)

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