La Fonte (The Source)

La Fonte (The Source)

Secondo la fazione dei Divini, la Fonte è l'entità alla base del multiverso, da cui ogni essere proviene e verso cui tende a tornare attraverso molteplici incarnazioni. Situata al livello di esistenza più elevato, persino oltre le divinità [2], la Fonte non è rappresentabile o definibile in modo univoco. Alcuni sostengono che, causa delle sue peculiarità, essa possa anche essere definita "Sostanza" o "Assoluto". [5]

Introduzione

Approssimazione artistica della Fonte irrappresentabile - autore ignoto

Per molti fedeli delle più svariate religioni, ma ancor più per i chierici delle stesse, gli dei sono il fulcro dell'esistenza. Quale zolla mortale può anche solo sperare di eguagliarli? Vi sono stati, è vero, alcuni mortali che nel corso della Storia si sono elevati allo status divino, ma si tratta di eccezioni che confermano la regola: arrivare al livello delle potenze è quasi un'utopia e non si può neppure pensare di superare questo stadio. Oppure sì? [5]

I Credenti della Fonte

Come chiunque non sia uno stordito ben sa, la fazione dei Credenti della Fonte predica, in ultima analisi, proprio il superamento dello stato divino. I suoi membri non mirano soltanto all'apoteosi, ossia all'ascesa al rango di potenze; cercano invece di perfezionare se stessi fino a riunirsi con la radice di tutta la realtà. Essi chiamano questo stato assoluto "La Fonte" e sostengono che tutte le creature provengano da esso e tendano a tornarvi. Com'è noto, sui Piani Esterni è la fede a modellare la realtà e dunque per la fazione dei Divini l'esistenza della Fonte è una certezza. Ma esistono altri indizi che lascino supporre l'esistenza di questa misteriosa entità o stadio dell'essere? [5]

L'ascensione delle divinità

Sembra che molti pantheon con più di tre poteri maggiori presto o tardi finiscano per svanire. Per esempio, il Pantheon Finnico ha cinque divinità maggiori e quello Sumero ne ha quattro — ed entrambi i gruppi stanno scomparendo dal cuore e dalla mente dei mortali. [1]

Certo, il Pantheon Greco, con quattro potenze maggiori, è forte come sempre, dunque questa teoria non si rivela veritiera in ogni caso. Tuttavia, essa ha spinto tagliacci callidi ad interessarsi profondamente ai pantheon che confermano quest'idea. Stanno fallendo semplicemente perché le potenze stanno perdendo seguaci? O perdono lustro per altre ragioni? La presenza di così tante potenze maggiori genera forse tensione nel gruppo, facendolo sì che collassi sotto il proprio peso? O forse il pantheon non si sta tanto dissolvendo ma sta piuttosto… ascendendo? [1]

Una manciata di saggi (specialmente fazionisti dei Credenti della Fonte) specula che i pantheon inizino a morire quando i poteri maggiori si preparano ad una trasformazione ancora più grande. Gli dei prima classe attingono alla forza delle divinità inferiori — ed alle molte vite dei loro seguaci mortali — per spingersi oltre la cima. [1]

Ma la cima di cosa? Verso cosa si stanno muovendo le potenze maggiori? Be', un'idea sostiene che i loro sforzi siano volti alla creazione di un'ulteriore sfaccettatura del multiverso, qualcosa oltre i Piani Esterni. Ecco la cantata di quella teoria: i Piani Interni, sede degli elementi e mattoni costitutivi della natura, apparvero per primi. Il Piano Etereo venne per secondo, seguito dal Primo Piano Materiale quando gli elementi si combinarono e formarono i mortali. I mortali crearono la conoscenza, e la conoscenza formò il Piano Astrale, il ponte verso le credenze. E, con lo sviluppo delle credenze, vennero i Piani Esterni. [1]

Per questo, i saggi si chiedono: cosa c'è dopo? Cosa giace oltre il regno della fede? Certo, per dare una risposta a questa domanda, è necessario prima accettare la teoria dell'origine del multiverso esposta sopra. E, dato che quella tesi implica che i mondi primevi siano esistiti prima dei Piani Esterni — contribuendo, di fatto, alla loro creazione — l'idea non è esattamente la benvenuta sul Grande Anello. [1]

La conoscenza e la comprensione della Fonte

Utilità della conoscenza della Fonte

Il problema di come debba essere intesa la Fonte è al contempo uno dei più ardui ed uno dei più irrilevanti. [5]

Da un lato, infatti, il problema può essere visto come totalmente privo di rilievo: se tutte le creature sono all'interno del flusso che si origina dalla Fonte e ritorna ad Essa, nessun essere può essere escluso dalla Fonte. Si potrebbe osservare che — dato che le reincarnazioni sono migliori o peggiori a seconda delle azioni dei singoli — in teoria una zolla potrebbe oscillare nel flusso delle rinascite senza mai riunirsi alla Fonte. Tuttavia, se tutto tende alla Fonte, sembra ragionevole pensare che ogni essere si sentirà spinto a ricercarla — anche senza esserne conscio — lungo il flusso delle sue reincarnazioni: in tal caso, ciascuna creatura finirà per riunirsi necessariamente alla Fonte prima o poi, così come due rette non perfettamente parallele devono sempre convergere in almeno un punto. Se tutti e tutto raggiungeranno la Fonte, avere coscienza del proprio movimento verso di Essa, della Sua natura o anche della Sua stessa esistenza non sembra affatto indispensabile. [5]

Alcuni, inoltre, sostengono che se la Fonte è origine e fine di tutto e nulla esiste al di fuori di Essa, Essa di fatto costituisca l'essenza più intima di tutte le cose in ogni loro parte. Ciò sembra confermato implicitamente dalla stessa filosofia dei Divini: infatti, come potrebbero gli esseri raggiungerla ed assimilarsi ad Essa se fossero di natura radicalmente diversa da Essa? Da ciò si deduce che non soltanto la Fonte è all'origine e alla fine dell'esistenza ma che è inerente all'esistenza stessa in ogni suo punto: in un certo senso, essa è tutto in tutto e dunque tutti gli esseri l'hanno già implicitamente raggiunta, anche se non lo sanno. [5]

Sebbene questi ragionamenti dimostrino come non sia possibile per gli esseri sottrarsi alla Fonte — che la si conosca o meno — il tentativo di comprenderla, seppur non indispensabile, non è inutile. Esso può infatti contribuire al "pieno" raggiungimento della Fonte, orientando e motivando le azioni degli individui fino a modellare le loro esistenze in una più ampia prospettiva. [5]

Come intendere la Fonte?

Dato che — in un certo senso — la Fonte si trova al di là di ogni particolarità ed esperienza ordinaria, essa mette in questione il concetto stesso di "conoscenza": se con questa parola si intende un rapporto intellettivo tramite cui un soggetto agente giunge a comprendere un oggetto relativamente passivo, è chiaro che si tratta di una relazione basata su una dualità o almeno su una distinzione. Per questa ragione, la Fonte non può mai essere autentico oggetto di conoscenza: Essa si identifica infatti con una condizione che è al di là della molteplicità in cui gli esseri del multiverso sono immersi, nella quale ogni dualità o pluralità viene soppressa. Allorché le creature dei piani giungono ad assimilarsi con la Fonte — l'unico modo per farne realmente esperienza — non sono più soggetti separati dal loro oggetto che di quest'ultimo possano conoscere qualcosa. Di fatto, insomma, cercare di descrivere la Fonte è un processo destinato a non essere esaustivo poiché la Fonte non può essere reificata senza venire almeno in parte fraintesa. [5]

Molte creature del multiverso, tuttavia, non possono accontentarsi della semplice afasia davanti ad un argomento tanto cruciale. Come si è detto, inoltre, cercare di conoscere la Fonte può avere se non altro un'utilità regolativa per l'esistenza degli esseri limitati. Per queste ragioni, saggi e vegliardi non si sono tirati indietro di fronte all'analisi dell'Assoluto, giungendo a darne due caratterizzazioni opposte e complementari: [5]

  • La prima descrizione della Fonte si pone dal punto di vista del limitato, e vede quest'ultimo come una positiva espressione della Fonte illimitata. In questo senso, si può certamente dire che tutto è la Fonte, ossia che ogni cosa esprime in modo diverso l'essenza assoluta della Fonte. [5]
  • La seconda descrizione della Fonte è di carattere negativo e prende invece le mosse — ipoteticamente — dal punto di vista della Fonte stessa. Se Essa è in ogni senso infinita, ogni cosa limitata, per quanto grande o potente, risulta letteralmente nulla rispetto alla Fonte. Persino i Piani, con la loro infinita estensione, sono illimitati solo in senso spaziale e quindi manchevoli rispetto alla totale assolutezza della Fonte. Da questo punto di vista, ogni cosa del mondo relativo è dunque da considerare mera apparenza ingannevole che copre come un velo l'Assoluto che si erge come unica realtà in senso proprio. [5]

Entrambe queste visioni sembrano ugualmente esplicative rispetto al loro oggetto sebbene, come spiegato, risultino inevitabilmente inadeguate a comprendere la Fonte in modo completo. La differenza fra di esse rimane comunque di elevata importanza: ciascuna prospettiva, infatti, può ripercuotersi grandemente sulla modalità che le singole creature potranno scegliere per ascendere oltre il proprio stato. Questo contrasto di pratiche e punti di vista è stato istituzionalizzato dalla contrapposizione fra i Cinerei ed i Credenti della Fonte. I primi — benché non facciano esplicito riferimento alla Fonte — aderiscono all'idea che vede l'intero multiverso come un'illusione di cui liberarsi, tentando quindi di ascendere per via negativa. I Divini, invece, cercano di giungere allo stato supremo ricercando attivamente le esperienze che il multiverso offre, usandole per perfezionarsi. Le due Fazioni mirano veramente al medesimo obiettivo? Filosofi e vegliardi di entrambe1 continuano a dibattere sulla questione e non pare prospettarsi una soluzione definitiva. [5]

Emanazioni o prodotti della Fonte

A questo punto della trattazione va sottolineato un ulteriore aspetto della Fonte: precedentemente si è sostenuto che, se Essa è origine e fine di tutto, comprende tutto in sé e, dunque, è tutto in tutto. Se è così, Essa deve necessariamente essere infinita nel modo più completo poiché permea di sé un multiverso composto da una serie di piani infiniti. Dato che la Fonte è infinita e che il fatto di essere all'origine di tutto sembra una sua qualità essenziale — non a caso è chiamata "la Fonte" —, Essa dev'essere per questo infinitamente produttiva. Ne consegue che non è possibile enumerare tutte le singole realtà a cui Essa conferisce esistenza. In questa sede, tuttavia, sono state inserite le due categorie di enti che sembrano essere più inclusive: rispettivamente, il multiverso — inteso come la somma dei luoghi che lo costituiscono — e gli esseri che lo popolano. Fra questi, vanno citate in particolare le potenze, che — stando alle credenze dei Divini — sembrano essere le creature maggiormente prossime alla completa assimilazione con la Fonte. [5]

Alcuni vegliardi notano come tale ripartizione, oltre a rispettare la Regola dei Tre, abbia anche una struttura a matriosca, nel senso che il multiverso include le creature che lo abitano come parte di sé; a loro volta, gli abitanti dei piani comprendono le divinità fra loro. [5]

Il multiverso

Le creature dei piani

Le divinità

Autori che hanno trattato della Fonte

Tutto proviene dalla Fonte - autore ignoto

La Fonte resta sostanzialmente un enigma per tutti gli abitanti del multiverso: per questo, non ci si può aspettare di trovare una descrizione univoca e completa di essa in qualche tomo polveroso, qualsiasi cosa sostengano i Governieri più ostinati. Ciò, però, non significa che la Fonte sia completamente altra: dopo tutto, in tal caso, essa risulterebbe del tutto inconcepibile e dunque non se ne potrebbe neppure parlare né sarebbe possibile farne esperienza. Come accennato, invece, vi sono personalità più o meno prestigiose che si sono sforzate di intendere la Fonte nei limiti in cui ciò è possibile per degli esseri inevitabilmente limitati e imperfetti. Di seguito è presentata una rassegna delle opinioni e delle conclusioni elaborate o scoperte da coloro che si sono dedicati al buio della Fonte. [5]

Augy di Faunel

La prima persona a fare esplicito riferimento alla Fonte pare essere stata la dritta Augy, originaria della città portale di Faunel. Si tratta di colei che, durante il Grande Sconvolgimento, rese i Credenti della Fonte una fazione a tutti gli effetti. Ella, inoltre, assegnò loro il nome che portano oggi. [2]

Pare che Augy si fosse reincarnata migliaia di volte e potesse ricordare le sue vite passate, ognuna costruita su quella precedente, diceva, e ognuna migliore o peggiore delle altre in base alle sue scelte del passato. Sosteneva persino di riuscire a ricordare la sua prima incarnazione, e la gloria che veniva prima di essa. Caratterizzate da un evidente afflato mistico, queste lontane memorie costituiscono la prima menzione certa della Fonte; [5] ella le affidò al proprio diario: [2]

La luce scorreva nella mia essenza come acqua
Il canto fremeva in me come Onde d'Oceano,
Senza vedere, Senza sentire,
C'erano solo la luce
E quella musica.
Quella era la Fonte,
La sorgente da cui sgorga ogni vita.

Per approfondire:

Factol Ambar Vergrove

Dai tempi di Augy, la fazione dei Divini non ha mai perso di vista il suo credo fondamentale: ogni essere ha in sé il potenziale per diventare un dio. La condizione divina, tuttavia, non costituisce l'ultimo gradino dell'ascesa spirituale. L'obiettivo finale è quello di trascendere persino lo stadio delle potenze per giungere alla radice stessa della realtà. Questa convinzione è ben espressa dall'attuale factol dei Credenti della Fonte, Ambar Vergrove. Nel suo monumentale trattato in tre volumi "Il Destino dell'Essere", egli scrive:

Coraggio e intelligenza sono due componenti fondamentali nella propria ascensione verso la Fonte di tutto ciò che esiste […]
Nessuno dovrebbe dare troppo peso alle forme che assumiamo durante la nostra scalata verso la Fonte. Solo un ignorante potrebbe pensare che l'obiettivo sia quello di assumere via via le fattezze di un halfling, o di un umano, o di un elfo. La forma fisica di un essere vivente è solo il riflesso della sua crescita spirituale — non viceversa. Il nostro obiettivo è lo sviluppo interiore.
Eppure, un profondo mistero circonda chi finalmente raggiunge la cima della lunga scala che è il multiverso, e fa l'ultimo passo verso la sublime esistenza che si cela al di là di esso. Forse è diventato così perfetto che noi, suoi piccoli fratelli ancora ignoranti, non possiamo nemmeno percepirlo, o immaginarlo? O forse è proprio nell'assenza di forma che dobbiamo scorgere i segni del trionfo di chi ha finalmente raggiunto la Fonte?
A questa domanda, come ad ogni altra, solo il tempo potrà rispondere.
[2]

Per approfondire:

Randir o Ia e Feniks

Copyright 1999 by Feniks
Traduzione 2016 by Cromatico

Un significativo contributo alle teorie concernenti la Fonte è stato dato dal vegliardo Feniks. Egli ha dedicato la sua ricerca alla natura stessa del Divino e, nel fare questo, si è basato sulle tesi di un viaggiatore planare chiamato Randir o Ia. Quest'ultimo afferma che esistano quattro forme di Potere: in ordine decrescente, si tratta rispettivamente della Fonte, dei Poteri, degli Dei e degli Avatar. Randir definisce la Fonte in questo modo: [3]

"Essa è la radice comune di tutti i Poteri. Questa è la sorgente della divinità, nell'esistenza della quale credono i Divini. La Fonte è eterna, senza inizio né fine."

Con l'obiettivo di spiegare e sviluppare la tesi di Randir, Feniks ha tentato di rispondere ad una serie di quesiti che, nel caso della Fonte, si articola nel modo seguente:

  • Che cos'è la Fonte?
  • Qual è la natura del potere della Fonte e da dove proviene?
  • La Fonte possiede una libera volontà?
  • Quali sono gli obiettivi della Fonte?
  • La Fonte può essere distrutta?

La natura della Fonte

Invisibile, inafferrabile, senza famiglia né casta, senza occhi né orecchie, senza mani né piedi, eterno, onnipresente, onnipervadente, sottilissimo, non soggetto a deterioramento, Esso è ciò che i saggi considerano matrice di tutto il creato. Come il ragno emette [il filo] e lo riassorbe, come sulla terra crescono le erbe, come da un uomo vivo nascono i capelli e i peli, così dall'Indistruttibile si genera il tutto.2

La Fonte è menzionata in molti miti e leggende e prende molte forme. A volte essa è un essere superiore (pari agli Dei stessi), a volte è uno stato (come il caos), e infine, a volte è un luogo (come la fontana del Divino per esempio). La sua esatta natura, comunque, rimane sconosciuta. La ragione di ciò è che la Fonte è incomprensibile al punto che noi siamo in ogni caso incapaci di comprenderla e dobbiamo quindi usare dei simboli. [3]

La Fonte potrebbe essere il Grande Ignoto degli Athar, a cui i membri di questa fazione rivolgono le proprie preghiere. E dato che i chierici degli Athar non perdono potere quando viaggiano per i Piani, si potrebbe ragionevolmente affermare che la Fonte esista nell'intero Multiverso — ed è possibile che essa sia l'intero Multiverso. [3]

Molti ritengono che la Fonte sia senziente e che essa supervisioni il nostro Multiverso. Non c'è accordo sul suo allineamento. Ci sono molte grandi teorie (la maggior parte di esse opera di famosi teologi Athar) ma sarebbe inutile citarle qui. [3]

Personalmente, io concordo con le parole del grande filosofo Arias: [3]

Esso [ il Grande Ignoto ] è oltre la nostra comprensione. È inutile interrogarsi circa i suoi motivi e le sue azioni, poiché noi, con le nostre piccole menti patetiche, non vediamo il Grande Schema delle Cose. Il Grande Ignoto è al di là di ogni giudizio. [3]

Il potere della Fonte

La capacità di garantire incantesimi e di rispondere alle preghiere del fedele è comune a tutte le forme di potere, dalla Fonte a un semplice Avatar. Tutti loro operano miracoli, anche se il loro potere varia. Uno può pregare un Dio dell'Amore (uno senza alcun nome), ma di fatto egli prega il Potere dell'Amore. Lo stesso vale per le idee. E il Grande Ignoto degli Athar è molto probabilmente la Fonte stessa. [3]

La mia tesi, basata principalmente su speculazioni, è che la Fonte tragga il suo potere dall'intero Multiverso — i Piani Interni ed Esterni, quello Astrale, quello Etereo e quello Materiale. Tramite la loro semplice esistenza essi danno alla Fonte il loro potere. Quindi la Fonte — che è il Multiverso — è autosufficiente. Essa estrae la propria potenza dall'interno. Se questo potere cresca, rimanga lo stesso o diminuisca rimane senza risposta. [3]

Questo [Sé] risplende, immenso, luminoso, inconcepibile, più sottile del sottile, più lontano del lontano [pur essendo] proprio qui, assolutamente vicino, celato nel cuore dei veggenti.3

Il potere della Fonte è assoluto. Probabilmente esso potrebbe cessare di esistere e ciò significherebbe la fine del Multiverso. Poiché è l'essere più sviluppato — come direbbero i Divini — essa ha poco interesse per gli affari dei mortali. D'altra parte ognuno di noi potrebbe dire "Io sono la Fonte" e ciò sarebbe perfettamente vero, perché la Fonte è dentro di noi e tutto attorno a noi. Essa è onnipotente ed eterna. [3]

I sacerdoti della Fonte sono rari, ma si tratta generalmente di gente misteriosa che possiede una profonda comprensione delle vie del Multiverso. [3]

La Fonte possiede una libera volontà?

La Fonte è certamente padrona di se stessa. Non c'è un essere superiore alla Fonte, almeno non ce n'è alcuno che sia a noi noto o che possiamo percepire in qualche modo. [3]

Quali sono gli obiettivi della Fonte?

Le motivazioni e gli obiettivi della Fonte sono incomprensibili e assolutamente sconosciuti. Se essa cerchi di raggiungere uno stato di definitivo equilibrio, bontà o malvagità, rimarrà senza risposta. [3]

La Fonte può essere distrutta?

Non c'è modo di distruggere direttamente la Fonte. Essa potrebbe tuttavia essere distrutta se l'intero Multiverso venisse annientato. Questa è solo una teoria, ma forse è tempo di riconsiderare la filosofia dei Custodi del Fato — sanno qualcosa di cui nessun altro è a conoscenza? [3]

Conclusioni

Ogni forma di potere sembra avere le sue debolezze ed i suoi punti di forza, ma la più promettente sembra la fede nella Fonte poiché essa è onnicomprensiva e poiché un rosso può essere sicuro che essa non limiterà la sua libera volontà. [3]

Presagisco che nel corso del tempo sempre più mortali si volgeranno alla Fonte perché sia la loro guida e che appariranno molte interpretazioni della sua natura e molte religioni. Questo è il difetto principale poiché, quando ciò accadrà, i mortali probabilmente combatteranno fra loro per provare che la loro visione della Fonte è corretta. Ed essi dimenticheranno che la Fonte è tutto e che essi vedono solo una parte del Grande Schema delle Cose. E il Multiverso sarà ancora sconvolto dalle scellerate guerre sacre. [3]

Per il beneficio di coloro che vedono e non temono di guardare. [3]

Per approfondire:

Vzerii til Corrinea

Anche il rosso Vzerii til Corrinea cita la Fonte nella sua esposizione della teoria atomistica della magia, basata sulla fisica dei Piani Interni elaborata dal Saggio di Ogni Cosa. Secondo quest'ultimo, i quasi-elementi (e i quasi-para-elementi) hanno origine attraverso l'applicazione di movimento rotatorio (spin) agli atomi degli elementi fondamentali. Vzerii si interroga sulla natura di questa energia indipendentemente dalla materia, giungendo alla conclusione che essa sia composta da "particelle vuote" in grado di trasformarsi in ogni tipo di materia od energia. È nel tentativo di spiegare la provenienza di questa "materia pluripotente" che Vzerii chiama in causa la Fonte: [5]

Da dove vengono queste particelle vuote? Dalla Fonte, penso. Esse sono parte del mondo naturale. Di fatto, esse sono il mondo naturale. [4]

Per approfondire:

Altre entità simili alla Fonte

Il Brahman

Noto ai più semplicemente come la misteriosa entità o forza che opera dietro le divinità del Pantheon Indiano [1], il Brahman sembra essere molto più di questo. Secondo i più saggi vegliardi seguaci del pantheon, nessuna definizione, per quanto appropriata, potrebbe essere davvero esaustiva: essi dichiarano che il Brahman sia l'Assoluto — al di là di ogni distinzione e dualità — che fonda e trascende ogni realtà del multiverso: esso non è separato rispetto alle specifiche realtà di cui è origine ma neppure si identifica completamente con esse. Queste caratteristiche avvicinano notevolmente il Brahman alla Fonte: non è affatto fuori luogo affermare che La Fonte e Il Brahman potrebbero essere solo due nomi diversi attribuiti alla medesima entità. [5]

Io, il Drago dalle Nove Forme

La misteriosa potenza draconica nota con il nome di Io viene di solito intesa come una semplice divinità intermedia. Nell'interpretazione che ne dà il misterioso Lung Tzu, tuttavia, questo potere viene visto come l'origine e la sostanza stessa del multiverso, assumendo quindi caratteristiche molto simili a quelle comunemente attribuite alla Fonte. [5]

Appendice: Fazioni oltre gli dei

Come chiunque sia abbastanza callido può comprendere, i Credenti della Fonte non sono l'unica fazione a Sigil i cui membri tentino di andare oltre lo stato divino, in un senso o nell'altro. [5]

L'esempio più palese, in questo senso, è certamente costituito dagli Athar che credono nel Grande Ignoto. Anche le filosofie dei Segnati, dei Cinerei e dei Cifrati, tuttavia, vanno oltre le divinità dei piani, seppur in modo meno evidente e provocatorio rispetto all'ideologia athar. [5]

Gli Athar

L'esempio più celebre di ciò è sicuramente costituito dagli Athar: secondo loro, le divinità sono soltanto esseri molto potenti che ingannano e sfruttano vigliaccamente i loro fedeli. Al di là delle tiranniche "divinità", tuttavia, essi vedono una forza o entità loro superiore, che non ha bisogno della fede di pecore belanti per mantenersi in vita ed osserva il multiverso dall'esterno: il Grande Ignoto. [5]

Il Segno dell'Uno

I Segnati proclamano la centralità dell'immaginazione e la sua capacità di modellare il multiverso. Da un lato, ciò potrebbe consolidare la posizione degli dei, poiché questi potrebbero essere visti semplicemente come coloro che sono più abili nell'utilizzare il proprio pensiero per creare. Alcuni Segnati, tuttavia, specie quelli maggiormente solipsisti, spesso arrivano a considerare le stesse divinità come proiezioni della propria immaginazione e, dunque, collocano se stessi al di là delle potenze. Non è forse vero che una parte della fazione si sta preparando a tentare di far resuscitare il dio Enki? [5]

I Cinerei

Benché la filosofia dei Cinerei preveda l'annichilimento delle emozioni — ivi compresi sentimenti di superiorità, devozione o compassione — di fatto anche i membri di questa fazione possono arrivare a guardare oltre gli dei. Se l'"obiettivo" dei Cinerei è quello di conseguire la Vera Morte, infatti, essi dovrebbero considerare le divinità come "prigioniere del multiverso" che tuttavia non tentano neppure di liberarsi come dovrebbero. [5] Di fatto, pare che la posizione di factol Skall sulle potenze sia questa. [2]

Si potrebbe obiettare che — sempre secondo le parole di Skall [2] — i veri Cinerei debbano, alla fine, abbandonare anche la speranza nella Vera Morte e dunque rinunciare ad un obiettivo che guardi ove le potenze non possono arrivare. Ma anche in questo caso gli dei possono essere messi da parte. Essi, infatti, sono esseri che incarnano determinate convinzioni e passioni, ossia proprio ciò a cui i Cinerei più esperti hanno saputo rinunciare. [5]

L'Ordine Trascendente

Anche la Cadenza, sulla quale verte la filosofia dei Cifrati, sembra oltre le divinità, sebbene in modo assai diverso rispetto al Grande Ignoto o alla Vera Morte. [5]

La Vera Morte, in particolare, sembra essere decisamente trascendente rispetto agli dei ed al multiverso che essi governano. I filosofi cinerei sostengono infatti che il multiverso sia una mera illusione apportatrice di sofferenza: solo liberandosi di ogni legame con essa sarebbe possibile raggiungere la Vera Morte [2], che si configurerebbe quindi come qualcosa di radicalmente altro rispetto ai piani di esistenza ordinari. [5]

Le cose non sono così nette riguardo al Grande Ignoto che, ad ogni modo, non sarebbe chiamato così, se si sapesse molto sui di esso. [5] Secondo factol Terrance, tuttavia, il Grande Ignoto "ha poco a che vedere con le potenze che brulicano qui nel Grande Anello dei piani". [2] Molti teologi athar lo concepiscono come un'entità che sorveglia il multiverso dall'esterno. Questa tesi sembra essere stata accolta dai raminghi dei piani Corsica e Burbank Ralopolis, che hanno recentemente cercato di penetrare oltre il Piano Astrale. [6]

Al contrario della Vera Morte e — forse — del Grande Ignoto, la Cadenza si configura come un principio decisamente immanente rispetto al multiverso: essa non sovrasta le cose ma si identifica con il loro stesso scorrere e divenire. Tuttavia, essa risulta in un certo senso trascendente rispetto alle divinità perché ogni potenza è un'entità personale e dunque definita e limitata da specifici attributi. La Cadenza, al contrario, sembra essere onnicomprensiva nel suo pervadere l'intero multiverso con un unico ritmo. [5]

Vedi anche: Credi delle Fazioni


Bibliografia
1. Colin McComb, On Hallowed Ground, TSR, 1996-09 (cod. 2623).
2. Dori J. Hein, Tim Beach e J.M. Salsbury, Advanced Dungeons & Dragons 2nd ed. Planescape – The Factol’s Manifesto, TSR, 1995-06 (cod. 2611)
3. Tratto dalla pagina Sources of Power su mimir.net - vedi la pagina
4. Tratto dalla pagina The Atomic Theory of Magic su mimir.planewalker.com - vedi la pagina
5. Contributi e approfondimenti dello staff di Planescape.it.
6. Tratto dalla pagina "Mapping the Infinite: Beyond the Planes" su mimir.net - vedi la pagina

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